Francia

«Je suis Marine»: la destra europea (ma non solo) corre in soccorso di Le Pen

Da Orbán a Salvini, passando per Wilders, gli alleati della leader del Rassemblement National hanno espresso tutto il proprio disappunto per la condanna pronunciata oggi a Parigi
©Claude Paris
Red. Online
31.03.2025 17:16

Riconosciuta colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici dal Tribunale penale di Parigi, Marine Le Pen è stata condannata a quattro anni – di cui due effettivi in carcere, convertibili nei domiciliari – nonché al pagamento di 100 mila euro di multa e a cinque anni di ineleggibilità con, attenzione, effetto immediato. La notizia, va da sé, ha fatto il giro del mondo. Provocando le reazioni più disparate. La leader di Rassemblement National (RN) a livello politico si trova di fronte a un bivio: ammetterà di avere un impedimento in vista delle presidenziali del 2027 e, quindi, sceglierà un altro candidato o insisterà nel ribadire la sua innocenza? 

Nel frattempo, i leader dell'estrema destra, in Europa ma non solo, hanno reagito. Viktor Orbán, primo ministro ungherese, su X si è limitato a un iconico «Je suis Marine!» per mostrare il suo sostegno all'amica e alleata. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier italiano, in una nota ha spiegato: «Chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali. A Parigi hanno condannato Marine Le Pen e vorrebbero escluderla dalla vita politica. Un brutto film che stiamo vedendo anche in altri Paesi come la Romania. Quella contro Marine Le Pen è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di von der Leyen e Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia». In seguito, su X, Salvini ha aggiunto: «Je Soutiens Marine. Ti sostengo». 

Nei Paesi Bassi, Geert Wilders si è detto «scioccato» dal verdetto «estremamente duro» contro Marine Le Pen, aggiungendo: «Sono convinto che vincerà il suo appello e diventerà presidente della Repubblica francese». La condanna all'ineleggibilità di Marine Le Pen, vista dal Cremlino, è una «dimostrazione di come in Europa vengano violate le norme democratiche» ha dichiarato il portavoce del Cremino Dmitry Peskov in un briefing con i giornalisti. In ogni caso, ha precisato Peskov, «la Russia non ha mai interferito negli affari interni della Francia e non ha intenzione di farlo ora».

L'estrema destra francese, rimanendo nei confini dell'Esagono, ha parlato di democrazia calpestata. Il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella, pure lui su X, ha sentenziato: "Oggi non è solo Marine Le Pen a essere ingiustamente condannata, è la democrazia francese a essere giustiziata". «La Francia è ancora una democrazia?» si è invece chiesto Eric Ciotti, presidente dell'Union des Droites pour la République, uno dei principali alleati del Rassemblement National all'Assemblea nazionale, facendo riferimento a una «scandalosa cabala giudiziaria» e a «un sistema di acquisizione del potere che esclude sistematicamente qualsiasi candidato troppo a destra e in grado di vincere». Pur ricordando i loro «disaccordi», anche Éric Zemmour (Reconquête!) ha appoggiato Marine Le Pen con una frase emblematica: «Non spetta ai giudici decidere per chi il popolo deve votare».

A destra, i commenti sono stati più sfumati, con diversi leader che hanno deplorato l'impatto della decisione senza contestarne le basi. Come François-Xavier Bellamy (Les Républicains), che ammette che «l'impegno politico non pone nessuno al di sopra della legge » ma ritiene che l'esecuzione provvisoria della sentenza non fosse giustificata in questo caso. In una democrazia non è sano che a un rappresentante eletto venga vietato di candidarsi alle elezioni«, sostiene Laurent Wauquiez, presidente del gruppo di deputati Les Républicains all'Assemblea nazionale. I dibattiti politici devono essere risolti alle urne».

E la sinistra? In un comunicato, La France insoumise (LFI) ha dichiarato: «Per principio, ci rifiutiamo di accettare che sia impossibile per chiunque ricorrere contro una decisione». È «nelle urne, chiunque sia il suo candidato» che LFI intende combattere RN. «La decisione di rimuovere un rappresentante eletto dovrebbe spettare al popolo» ha aggiunto il fondatore del partito, Jean-Luc Mélenchon, che dal 2017 è lui stesso oggetto di un'indagine da parte dell’Ufficio antifrode di Bruxelles poiché sospettato di aver utilizzato i suoi assistenti parlamentari europei per la sua attività in Francia. Il resto della sinistra, per contro, è stato più categorico. «La legge è uguale per tutti» ha dichiarato Cyrielle Chatelain, presidente del Gruppo ecologista all'Assemblea nazionale. «Non ci sono scuse per rubare i soldi dei francesi, si viene puniti. Punto e basta. Quando si viene eletti, si ha il dovere di dare l'esempio». Un tono simile è stato usato dal deputato socialista Jérôme Guedj: «La giustizia deve essere la stessa per i funzionari eletti e non eletti, per i potenti e per i deboli». Una linea ripresa dal comunista Fabien Roussel: «Mme Le Pen è un politico che chiede maggiore fermezza al sistema giudiziario! Quindi rispettiamo la legge». Per François Ruffin, deputato ex «insoumis» che ora siede con i Verdi, la condanna di per sé è una «buona notizia». «Ma attenzione: il potere dell'estrema destra non è più limitato a Marine Le Pen» ha avvertito. «C'è un piano B come Bardella, un piano R come Retailleau, un piano Z come Zemmour. Chi crede che con la caduta di Marine Le Pen l'estrema destra crollerebbe non capisce il Paese».

In questo articolo: