Trump contro l’Europa: carne con ormoni, dazi e privacy nel rapporto USA

Il documento, redatto da Jamieson Greer, il rappresentante per il Commercio dell'amministrazione Trump, è piuttosto ricco: parliamo, infatti, di 34 pagine nelle quali vengono recensite, in maniera dettagliata, tutte le barriere tariffarie (e non) che – agli occhi di Washington – starebbero ostacolando il commercio degli Stati Uniti con l'Europa. Ci sono i famosi, e famigerati oramai, dazi. Quelli che, per intenderci, hanno colpito anche la Svizzera. E ci sono tutte le regole e le leggi europee che l'America considera restrittive. Riassumendo al massimo, dal documento emerge la visione di Donald Trump: qualsiasi norma è un freno al commercio transatlantico e, soprattutto, riflette un atteggiamento ostile verso le imprese americane. D'accordo, ma quali sono i punti principali di questo rapporto? Proviamo a vederci chiaro.
La carne con ormone
Washington, rivolgendosi all'Unione Europea, ha criticato Bruxelles per l'imposizione di standard alimentari troppo rigidi. Standard, agli occhi degli Stati Uniti, «non basati sulla scienza o su prove scientifiche». L'amministrazione Trump è particolarmente critica nei confronti della promozione dell'agricoltura biologica e sostenibile, ritenuta inefficace su scala globale. Non solo, l'ostacolo principale in questo senso è il divieto di importare in Europa carne bovina trattata con ormoni. Parentesi: all'interno dell'Unione Europea, gli allevatori americani possono vendere la loro carne se e soltanto se dimostrano, al termine di una procedura lunga e particolarmente rigida, che non contiene ormoni della crescita. Al contempo, anche le colture di mais e soia geneticamente modificate richiedono procedure lunghe e complesse.
Il cognac francese e il parmigiano
Altro giro, altro motivo di scontro e tensioni: la protezione delle denominazioni di origine. L'Unione Europea, fra le migliaia di prodotti, ne riconosce e protegge tantissimi: il Parmigiano Reggiano, il vino Bordeaux, il Bratwurst di Norimberga, per dirla con Watson. E via discorrendo. Gli Stati Uniti, al riguardo, ritengono che la regolamentazione sia eccessiva e, di conseguenza, metta i propri produttori in una posizione di svantaggio, dal momento che Washington non può commercializzare prodotti con le stesse denominazioni. In particolare, sono sorte tensioni sul Cognac francese e sul formaggio feta greco, che le aziende americane producono con nomi simili.
Il clima e la sostenibilità
Gli Stati Uniti, fu una delle prime mosse di Donald Trump non appena insidiatosi, sono usciti dall'Accordo di Parigi sul clima. Agli occhi dell'amministrazione in carica, le normative europee su clima e ambiente rappresentano, manco a dirlo, un ulteriore ostacolo. Fra le misure che danno più fastidio, il documento cita la legge vieta la commercializzazione in Europa di prodotti come cacao, soia o caffè provenienti da terreni recentemente deforestati, ma anche i requisiti di riparabilità imposti ai produttori di dispositivi elettronici nell'ambito della cosiddetta economia circolare. Washington, evidentemente, considera queste regole come barriere tecniche che rendono più difficile alle aziende americane l'accesso al mercato europeo.
Protezione dei dati e privacy
Infine, l'Europa è percepita come un campione del protezionismo digitale. Dall'entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), gli Stati Uniti hanno denunciato gli effetti extraterritoriali dello stesso Regolamento. La Corte di giustizia europea, fra le altre cose, ha stabilito che il trasferimento di dati personali negli Stati Uniti è rischioso perché le agenzie di intelligence americane hanno troppo accesso a queste informazioni. Un altro pomo della discordia è rappresentato dalle nuove leggi europee sul digitale, che impongono controlli più severi ai giganti digitali come Apple e Google. Per Washington, queste regole non sono altro che barriere commerciali mascherate.