Camion più sicuri sulle strade? Berna prende la prima uscita

È il 26 luglio del 2016. Tra Quinto e Airolo, sull’autostrada A2, c’è il solito traffico e la coda procede molto a rilento. Un camion, che trasporta acqua minerale, tampona violentemente un’auto con a bordo una famiglia tedesca. La vettura viene sbalzata avanti e si incastra sotto un altro mezzo pesante carico di pietre. Il bilancio è tragico: quattro morti, i genitori 43.enni e due bambine di 12 e otto anni.
L’autista del camion, un italo-romeno che all’epoca aveva 50 anni, non si accorse per tempo della colonna a causa di un improvviso colpo di sonno. Nello stesso anno, ormai nove anni fa, l’allora granconsigliere Bruno Storni (PS) aveva presentato un’iniziativa per fare in modo che gli autoveicoli pesanti in transito sui tratti alpini fossero dotati di sistemi di sicurezza.
Un iter infinito
L’iniziativa cantonale del Ticino «Strade più sicure subito» era poi approdata a Berna nel 2017, compiendo un infinito iter. Nell’autunno del 2021, infine, il Parlamento aveva dato il via libera: camion e autobus potranno attraversare le Alpi - San Gottardo, San Bernardino, Sempione e Gran San Bernardo - solo se muniti di moderni sistemi di assistenza alla guida. Sono passati altri tre anni ed ecco che dopo una procedura di consultazione (avviata nel febbraio dello scorso anno), il Consiglio federale ha preso la sua decisione: niente da fare, l’iniziativa «Strade più sicure subito» - discussa da nove anni - non diventerà realtà.
Per Berna i motivi principali sono due: da un lato, gli obiettivi dell’iniziativa sono già raggiunti poiché i sistemi richiesti dall’iniziativa sono già presenti sulla quasi totalità degli autocarri che circolano sulle autostrade. Dall’altro, invece, durante la consultazione è emerso che i Cantoni interessati dalle misure (tra cui il Ticino) erano contrari.
Previste delle deroghe
Nella Legge federale sulla circolazione stradale (LCStr) non ci sarà dunque un divieto di circolazione ai mezzi pesanti lungo il San Gottardo, il San Bernardino, il Sempione e il Gran San Bernardo se sprovvisti del controllo elettronico della stabilità, del dispositivo avanzato di frenata d’emergenza e dell’avviso di deviazione dalla corsia. La legge prevedeva comunque delle deroghe, ad esempio per i veicoli militari e della polizia, le ambulanze e veicoli d’epoca.
«Sono deluso», ci spiega Bruno Storni, che dopo aver proposto l’iniziativa come granconsigliere, l’ha poi difesa in Consiglio nazionale come relatore di commissione. «Il Consiglio federale ha fatto melina, era contrario sin dall’inizio, ha atteso fino all’ultimo e nel frattempo sono passati quasi dieci anni», critica il deputato socialista.
«Intimoriti dall’UE»
Per Storni, tuttavia, il Governo ha in parte ragione: oggi non circolano quasi più camion che sono stati messi in circolazione prima del 2015. E più i mezzi pesanti sono moderni, più saranno presenti sistemi di sicurezza. «Ci sono nuove norme di sicurezza che vengono richieste per omologare camion e autobus. Entro cinque anni, queste dovrebbero essere implementate su tutti i mezzi che attraversano le Alpi», propone il ticinese.
«Il Consiglio federale ha una visione statica dello sviluppo della tecnologia. Inoltre, era probabilmente intimorito dall’Unione europea», rincara la dose il consigliere nazionale, aggiungendo che probabilmente hanno influito le trattative in corso sul pacchetto di accordi. Dunque il Governo non voleva esporsi in questo ambito. E ora? «Non ha senso reagire di pancia, quindi valuterò se è possibile fare una nuova proposta condivisa. Ma abbiamo tutto l’interesse, compreso il Canton Ticino, ad avere camion più sicuri sulle nostre strade», conclude Storni, dicendosi anche rammaricato della posizione del Governo ticinese espressa in fase di consultazione la scorsa primavera.
Bellinzona era poco favorevole
Il Consiglio di Stato aveva infatti espresso molte perplessità sul cambiamento di legge: un divieto, stando al Governo ticinese, «si applicherebbe solo agli assi autostradali. In tal senso il rischio di trasferire su strada cantonale il traffico dei veicoli non sottoposti a obbligo potrebbe causare minor sicurezza e maggiore inquinamento». Inoltre, ciò creerebbe un «onere importante per i trasportatori locali che si muovono tra Bellinzona e il Gottardo o il San Bernardino, i quali si troverebbero confrontati con necessità di adeguamento che i loro colleghi del resto del Ticino non avrebbero». Dunque, se anche i Cantoni direttamente colpiti (e che avevano richiesto degli adeguamenti) si dicono contrari, non è opportuno procedere con l’entrata in vigore (era fissata per il 1. gennaio 2026) delle modifiche.
Non è tuttavia ancora detta l’ultima parola. Il Parlamento, in una futura revisione della Legge sulla circolazione stradale (non ancora in agenda), potrebbe insistere sull’introduzione di tali misure. Da un lato, infatti, i sistemi richiesti dall’iniziativa sono già presenti sulla quasi totalità degli autocarri circolanti grazie al continuo rinnovo della flotta. Dall’altra, non è raro che vengano scoperte irregolarità anche gravi che riguardano i camion (e gli autisti) controllati. A fine marzo, l’Ufficio federale delle strade (USTRA) ha pubblicato le cifre del 2024: al Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (dove transitano i mezzi che attraversano il San Gottardo) sono state riscontrate 2.810 irregolarità (+20,2% rispetto all’anno precedente) su circa 12 mila veicoli ispezionati. Più di uno su cinque.