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Svizzera, una Difesa da ricostruire dopo gli addii di Süssli e Dussey

Dopo Viola Amherd lasciano anche il capo dell'Esercito e il numero uno dell'intelligence – Regazzi: «Tempistiche per nulla ottimali» – Le associazioni militari: «Serve uno sparring partner fidato per il nuovo ''ministro'' della Difesa»
©LAURENT GILLIERON
Luca Faranda
25.02.2025 21:00

La notizia, anticipata dalla NZZ online, avrebbe dovuto comunicarla Viola Amherd domani pomeriggio, al termine della seduta del Consiglio federale. La «ministra» della Difesa (che lascerà il Governo alla fine del mese di marzo), secondo la NZZ, era a conoscenza delle due partenze da un mese: Süssli avrebbe presentato le sue dimissioni a fine gennaio e resterà in carica fino alla fine del 2025. Dussey, dal canto suo, avrebbe comunicato il suo addio qualche giorno prima. Resterà a capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) fino alla fine di marzo del 2026. Il Governo, dal canto suo, sarebbe stato informato delle dimissioni solo questa mattina.

Motivi ancora sconosciuti

Al momento non è ancora dato sapere cosa abbia spinto Süssli e Dussey a lasciare i rispettivi incarichi. Né se la scelta dei due «numeri uno» sia in qualche modo collegata. A confermare la notizia delle dimissioni ci ha pensato la presidente della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale, Priska Seiler-Graf. La socialista zurighese ha poi indicato a Keystone-ATS che l’anticipazione rappresenta una presunta violazione del segreto d’ufficio. Il Dipartimento federale della difesa - dal canto suo - non ha fornito alcuna informazione sulle dimissioni, lasciando aperta la porta a ogni sorta di speculazione.

Si prospettano mesi intensi

Le partenze del comandante di corpo e del capo degli 007 elvetici (entrambi nominati da Amherd) rappresentano un fulmine a ciel sereno. Süssli e Dussey - da qui alla fine dell’anno - dovranno garantire una transizione, in particolare per sostenere il nuovo capo del DDPS. Ma per chi sostituirà Amherd in Consiglio federale, ovvero uno tra Martin Pfister e Markus Ritter, si prospettano mesi molto intensi.

Il successore di Amherd sarà infatti chiamato a scegliere in breve tempo due elementi di valore per due posizioni chiave, in particolare considerati i tempi incerti e instabili come quelli attuali: lo stesso Süssli, durante un evento a Locarno appena due settimane fa, aveva dichiarato che l’anno più pericoloso per la Svizzera sarà il 2027. Perché? È quando ci sarà il divario maggiore tra la minaccia geopolitica e il livello di preparazione dell’esercito svizzero.

Queste partenze arrivano in un «momento molto sfavorevole» e «non sono un buon segnale». Ad affermarlo è Stefan Holenstein, colonnello SMG e presidente dell’Associazione delle società militari svizzere (ASM). Un’organizzazione che conta una trentina di organizzazioni militari per un totale di quasi 100 mila membri. A suo avviso, i problemi riguardano le tempistiche («la situazione della politica di sicurezza si sta deteriorando»), ma anche le numerose partenze in seno all’esercito. Non se ne andrà solo Süssli: tra pochi mesi partiranno anche il comandante delle Forze aeree (il divisionario Peter Merz, da novembre sarà CEO della società per il controllo aereo Skyguide) e il capo del Comando istruzione (il comandante di corpo Hans-Peter Walser, nonché sostituto del capo dell’Esercito).

«Bilancio positivo»

Seppur con un certo anticipo, è già tempo di tirare le somme di quanto fatto dal capo dell’esercito in questi ultimi cinque anni (è entrato in carica il 1. gennaio 2020). Per il consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro), membro della Commissione della politica di sicurezza, il bilancio è in chiaroscuro: «Le sfide sono diventate più impegnative in seguito ai cambiamenti geopolitici. L’Esercito presenta parecchi problemi, alcuni progetti (sette in particolare, per un totale di 19 miliardi di franchi, che riguardano l’armamento e la digitalizzazione, ndr) avanzano a fatica e spesso ci si è confrontati con lacune e scandali piuttosto importanti», spiega il «senatore», citando ad esempio la Ruag MRO. A suo avviso, però, sarebbe ingeneroso attribuire tutte le responsabilità al capo dell’esercito oppure al capo del dipartimento.

La (maldestra) fuga di notizie, se effettivamente Süssli e Dussey hanno presentato le dimissioni già a gennaio, «rappresenta un altro problema di comunicazione interna. E non è la prima volta. Le tempistiche non sono per nulla ottimali, ma la sostanza non cambia. Ora serve un nuovo capo dell’Esercito per ridare credibilità alle forze armate», sostiene Regazzi. Proprio i problemi di comunicazione - poco più di un anno fa - sono stati al centro delle critiche per il presunto «buco» miliardario nelle casse dell’Esercito. Dalla sua entrata in carica, Süssli è però finito nel mirino delle critiche anche per aver sostenuto una maggiore collaborazione con la NATO, oltre ai ritardi accumulati per alcuni progetti chiave (ad esempio i droni israeliani).

Gli ambienti militari giudicano l’operato di Süssli «sostanzialmente soddisfacente, positivo». Per Holenstein, ci sono alcuni fattori da sottolineare: «Nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, il capo dell’esercito ha spiegato apertamente e onestamente ciò che chi fa parte dell’esercito e del DDPS già sapeva: le forze armate elvetiche non sono in grado di difendersi e la Svizzera, semplicemente, non è pronta. Purtroppo è così anche oggi». Holenstein cita anche l’istituzione del Comando Ciber (nel 2024) e il cosiddetto «Libro nero», che illustra le (elevate) esigenze finanziarie dell’esercito per tornare a rafforzare la capacità di difesa.

Holenstein, tuttavia, non risparmia qualche critica: «Avremmo voluto vedere una maggiore assertività», sia nei confronti di Amherd (ad esempio sulla modifica di legge per rendere meno accessibile il passaggio dal servizio militare al servizio civile), sia del Parlamento per la questione delle finanze.

Secondo le associazioni di milizia, «un capo dell’esercito può e deve svolgere il suo ruolo prettamente politico in modo più proattivo». Non solo, per il presidente dell’associazione delle società militari svizzere, Süssli dava l’impressione di non avere sempre un «potere interno», né nel DDPS, né nell’esercito.

Servono carisma e leadership

E in futuro, quale capo dell’Esercito bisogna attendersi? Per Regazzi, il cambiamento permette al nuovo responsabile del DDPS di poter scegliere persone di fiducia. «Ma dovrà avere un alto profilo ed avere carisma. Oltre alle conoscenze dell’esercito deve anche possedere competenze manageriali. Bisogna affrontare con un piglio imprenditoriale le sfide di questo dipartimento e di questo esercito». Dello stesso avviso anche Holenstein, che si attende «un leader forte, carismatico e comunicativo, accettato in tutte le parti della Svizzera», che sia anche una figura di spicco con una forte presenza e sensibilità politica. Non solo. Holenstein si aspetta di più: «Deve essere un fidato sparring partner per il nuovo capo del DDPS. È un aspetto molto importante».

Critiche al SIC

Una svolta è attesa anche all’interno dell’intelligence elvetica: Dussey, dalla sua entrata in carica nel 2022, ha avviato una profonda riorganizzazione (ancora in corso) del servizio. Le critiche - anche da parte dei Cantoni - non sono mancate: proprio in quell’anno, il SIC ha registrato un numero di licenziamenti quasi triplo rispetto al solito. Si è parlato anche di mobbing, capacità di leadership inadeguate, processi di lavoro inefficienti, scarsa cultura dell’errore e incapacità di prendere decisioni in tempo. Dussey, dal canto suo, dallo scoppio della guerra in Ucraina ha chiesto maggiori risorse, anche a fronte del forte aumento dei rischi di spionaggio.