Le inchieste

’Ndrangheta e riciclaggio di denaro in Ticino, i meccanismi svelati dai documenti italiani

Il Giudice per le indagini preliminari di Brescia spiega i motivi che hanno portato alla richiesta di fermo di un cittadino italiano residente nel nostro cantone - Altri due uomini sono stati bloccati dalla magistratura elvetica - Svelato il modo in cui le false fatturazioni erano gestite da almeno sette società diverse
Tre persone sono state arrestate ieri in Ticino nell’àmbito di due inchieste sul riciclaggio di denaro da parte delle cosche calabresi. ©Gabriele Putzu
Dario Campione
27.02.2025 20:30

Tre arresti in Svizzera, 6 in Italia, 9 misure interdittive nei confronti di altrettanti imprenditori, 93 persone indagate, 28,5 milioni di euro sequestrati, decine di milioni di dollari e di euro riciclati in vorticosi passaggi tra la Penisola, la Confederazione, alcuni Paesi dell’Est Europa e la Cina. Sono questi i numeri, con molta probabilità non ancora definitivi, di due inchieste partite tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2022 in Lombardia e finalizzate a contrastare un «collaudato sistema di evasione fiscale alimentato da un circuito di fatture per operazioni inesistenti per oltre 250 milioni di euro» direttamente gestito da alcune ’ndrine calabresi ramificate sia in Nord Italia sia in Svizzera, e in particolare da esponenti della potentissima cosca Piromalli-Molé.

Una delle due indagini è stata coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica di Brescia, dal Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia e dalla compagnia della guardia di finanza di Rovato, in sinergia con le autorità giudiziarie cantonali e federali svizzere, della polizia giudiziaria elvetica, dell’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria (Eurojust) e del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia nell’ambito del progetto I-Can (Interpol Cooperation Against ’Ndrangheta).

Una vera e propria task force che, come sottolineato oggi al Corriere del Ticino dal comando provinciale della guardia di finanza di Brescia, ha collaborato in modo «straordinariamente efficace», e non soltanto grazie a un continuo scambio di informazioni. Italia e Svizzera hanno formato, di fatto, una squadra investigativa comune che ha agito, anche fisicamente, con funzionari e investigatori di entrambi i Paesi, da una parte e dall’altra della frontiera.

Comunicati ufficiali

I tre arresti in Ticino sono stati confermati al CdT dall’Ufficio federale di giustizia (UFG) e dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) dopo che la Procura di Brescia, in mattinata, aveva reso nota l’operazione «Mondi paralleli» con una nota ufficiale.

«Il 27 febbraio 2025 si è svolta un’azione coordinata contro la criminalità organizzata in Italia e in Svizzera - ha detto l’UFG - In questo contesto, un cittadino italiano è stato arrestato in Canton Ticino su incarico dell’UFG e sulla base di una richiesta di arresto da parte dell’Italia. La persona ha acconsentito all’estradizione semplificata. L’estradizione verso l’Italia è organizzata dall’UFG. Per motivi di sicurezza e privacy, non verranno divulgate ulteriori informazioni» (il CdT ha comunque appurato che la persona fermata è un 66.enne iscritto all’AIRE e domiciliato nel Luganese).

Più articolato, invece, il comunicato del MPC. «Confermiamo che in data 27 febbraio 2025, Fedpol ha effettuato, su mandato del Ministero pubblico della Confederazione, molteplici perquisizioni domiciliari in collaborazione con la polizia cantonale dei Cantoni Ticino, Grigioni, Zugo e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini UDSC. Nel corso dell’operazione sono state arrestate due persone. Tale operazione si è svolta nell’ambito di un procedimento penale del MPC attualmente in corso nei confronti di diverse persone fisiche per riciclaggio di denaro aggravato e falsità in documenti. Nel maggio del 2022, la Procura di Milano, Direzione Distrettuale Antimafia, ha inviato al MPC informazioni in merito a presunte attività illecite di riciclaggio di denaro realizzate in Italia da alcuni cittadini cinesi. Tali informazioni riguardavano, in particolare, la gestione di ingenti somme di denaro in contanti derivanti da traffici di sostanze stupefacenti e da altre attività criminali. Le indagini, effettuate dall’autorità estera, hanno altresì permesso di accertare il sospetto coinvolgimento di alcuni cittadini e di società attive in Svizzera. Sulla base di tali informazioni e a seguito dei primi accertamenti effettuati, nel mese di maggio 2022, il MPC ha aperto un proprio procedimento penale. Il procedimento penale è tuttora in corso e non vengono al momento fornite ulteriori informazioni. Per gli imputati si applica come di consueto la presunzione di innocenza».

I fatti accertati

Dalle comunicazioni delle autorità giudiziarie elvetiche emergono quindi alcuni fatti. Primo: uno degli arresti è avvenuto su richiesta del Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Brescia, Cesare Bonamartini, ed è relativo all’inchiesta che oggi ha portato al fermo di 6 persone accusate a vario titolo di sequestro di persona, estorsione, evasione fiscale, riciclaggio. Secondo: sulla scorta di un’altra inchiesta parallela, avviata nel 2022 dalla Direzione distrettuale antimafia, la magistratura svizzera ha aperto a sua volta un filone d’indagine che oggi ha portato all’arresto di due persone in Ticino coinvolte nel presunto riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga gestito a Milano dalle «mafie» cinesi e asiatiche. Terzo: Svizzera e Italia hanno istituito «nel 2022 una squadra investigativa comune (SIC), con la partecipazione di Fedpol e della guardia di finanza italiana». Quarto: nell’àmbito della sua indagine, «il Ministero pubblico della Confederazione ha altresì chiesto assistenza giudiziaria in materia penale a Cina, Hong Kong, Taiwan ed altre giurisdizioni».

Le ordinanze italiane

Per avere maggiori dettagli e comprendere fino in fondo i meccanismi dei reati finanziari contestati alle persone fermate bisogna quindi ricorrere necessariamente alle carte provenienti dall’Italia e, in particolare: alle 169 pagine dell’ordinanza di oggi del GIP Bonamartini, in cui sono particolareggiati i 123 capi d’imputazione che la Procura ha avanzato nei riguardi di 93 persone (tra cui un cittadino svizzero, un cittadino italiano residente nei Grigioni e un cittadino italiano nato in Svizzera); e alle 351 pagine dell’ordinanza del 21 gennaio scorso, nella quale un altro GIP di Brescia, Alessandro D’Altilia, illustrava gli 81 capi d’imputazione mossi dalla Procura contro 71 persone.

Leggendo le due ordinanze si scopre che sono state almeno 7 le società ticinesi coinvolte, in più momenti, nel vorticoso sistema di false fatturazioni in grado di ripulire denaro proveniente dall’Italia. Una di queste società non è più iscritta nel registro cantonale ma si è trasferita a Ginevra ormai da anni. Le altre, invece, sono tuttora attive in Ticino e hanno sede nel Luganese e nel Mendrisiotto.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Un «cliente» prenota a un intermediario della cosca la consegna di una somma di denaro contante. Dopo la «prenotazione», la ’ndrina si attiva e genera, attraverso società di comodo, false fatture per operazioni inesistenti di importo superiore del 3-8% rispetto alla somma prenotata e da restituire in contanti al cliente (la percentuale costituisce la provvigione della stessa cosca).

Per ogni fattura ricevuta, il «cliente» dispone un bonifico sul conto corrente indicato. Ricevuto il bonifico, per poter “restituire” la somma di denaro contante la ’ndrina si approvvigiona a sua volta dalle «banche» cinesi attive a Milano, le quali forniscono il cash in cambio di bonifici su società cartiere asiatiche.

Le operazioni in Ticino

Nell’ordinanza di oggi del GIP di Brescia, si possono leggere alcune operazioni effettuate attraverso quattro società del Mendrisiotto.

Tre di queste operazioni, avvenute su conti correnti bancari di tre diversi istituti (due svizzeri e uno britannico) sono state «pari a 4.594.909 euro, il 12% dell’importo di 39.393.940 euro, cui è stata decurtata la somma di 1.103.030 euro, spettante all’associazione [criminosa], quale profitto derivante dalla commissione dei reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti su conti correnti intestati a soggetti di origine cinese, aperti in Paesi asiatici in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa». Altre cinque operazioni bancarie, sempre gestite da una delle società ticinesi coinvolte nell’inchiesta, sono avvenute su conti correnti di una banca svizzera, una banca belga e due istituti di credito di Londra «per un importo pari a 3.914.030 euro». In questo caso, la commissione che, secondo la Procura di Brescia, è finita nelle tasche della cosca, è stata di 939.582 euro.

Il modus operandi contestato agli indagati dagli inquirenti italiani era molto lineare: uno di questi indagati gestiva i rapporti con i «clienti» dando indicazioni dei numeri di conti correnti intestati alle società ticinesi su cui far eseguire i primi bonifici.

La stessa persona forniva poi ai collaboratori le direttive sulle movimentazioni finanziarie da compiere dai conti correnti delle società utilizzate dall’associazione criminosa su conti correnti asiatici, e sulla creazione di false fatture a copertura delle operazioni compiute. Attività che, in alcuni casi, compiva anche di persona, concordando ad esempio con «soggetti di origine cinese» i ritiri di somme di denaro contante, in altri casi dando indicazione ai corrieri sui luoghi e sui giorni in cui sarebbero avvenuti i ritiri di denaro e le consegne dello stesso ai clienti.

Un altro degli indagati, titolare delle società ticinesi investigate, «dal suo ufficio in Svizzera si occupava invece di trasferire i bonifici ricevuti sui propri conti correnti in altri conti asiatici, e predisponeva le false fatture e la falsa documentazione a copertura delle movimentazioni finanziarie».

Non è da escludere che, nei prossimi giorni, possano emergere ulteriori novità. Sono infatti in corso, da oggi, perquisizioni sia in Italia sia in Svizzera.

In questo articolo:
Correlati