Niente dietrofront sulle nomine, ma sullo sfondo resta un secondo ricorso al TRAM

Niente dietrofront. Tutto confermato. Il Consiglio di Stato, sulla nomina dei due capi sezione dell’insegnamento medio superiore, ha deciso di tirare dritto. E lo ha fatto tramite una nuova risoluzione governativa con cui proprio oggi ha nuovamente nominato Desirée Mallè e Mattia Pini alla testa della già citata Sezione del Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS). Nomine avvenute il 10 luglio 2024 che erano state contestate da un altro partecipante al concorso e che, esattamente un mese fa, erano poi state annullate dal Tribunale cantonale amministrativo (TRAM). I giudici - in estrema sintesi - avevano ritenuto che «la valutazione dell’Autorità di nomina (ndr. il Governo)» era da ritenere «insostenibile nella misura in cui non ha verificato in modo accurato che i due candidati fossero in possesso dei requisiti posti dal bando di concorso».
A dare notizia della scelta del Governo, questo pomeriggio davanti al Gran Consiglio, è stata la direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti, la quale ha pure voluto difendere gli alti funzionari del suo dipartimento, alcuni dei quali finiti al centro delle critiche della politica anche per un altro caso che sta facendo parecchio discutere in queste settimane: quello dei docenti abilitati in italiano che non avranno ore di insegnamento.
Le domande dei partiti
Sul tavolo del Parlamento oggi sono giunte due interpellanze che chiedevano lumi sulla nomina dei due capisezione: una del Movimento per il socialismo (primo firmatario Pino Sergi) e una di Avanti con Ticino &Lavoro (Evaristo Roncelli). Sergi, nel suo intervento, ha parlato di «un’interpellanza eminentemente politica che contesta una scelta fatta sulla base di un ragionamento politico». La critica principale, ha quindi spiegato il deputato MpS, riguarda il fatto che «quella scelta non corrisponde alle attese, esigenze e aspettative del mondo della scuola». In altre parole: il mondo della scuola, che ha mostrato «insoddisfazione, frustrazione e amarezza per questa scelta», non è stato ascoltato dal Dipartimento. Nel merito, ha quindi ricordato Sergi, ad essere contestate sono state: «l’estraneità delle persone scelte alla Scuola media superiore; la mancanza d’esperienza direttiva; il fatto che vi erano altri candidati validi che rispondevano a tutti requisiti; il modo in cui è stato organizzato il concorso».
Le risposte dell’Esecutivo
A rispondere, domanda su domanda, è quindi stata la direttrice del DECS. La quale però, come detto, nella sua premessa ha voluto difendere innanzitutto gli alti funzionari del suo dipartimento. «Attribuire responsabilità individuali in modo sommario, senza un’approfondita analisi, rischia di semplificare questioni complesse», ha affermato la consigliera di Stato. «Chiunque venga attaccato personalmente - ha aggiunto - ha la mia solidarietà dal punto di vista umano». Poi la frecciatina all’indirizzo di chi ha mosso quelle critiche: «Scagliare pietre contro funzionari dello Stato, contro i capi sezione dell’insegnamento medio, contro il capo divisione, contro persone che non possono difendersi, è troppo facile ed è scorretto. Sono persuasa che quelle pietre vadano usate diversamente. Per costruire qualcosa assieme e concentrare l’attenzione sulle sfide da affrontare che toccano la scuola». Per questo motivo, ha evidenziato, «alla luce delle criticità emerse nelle ultime settimane, ho deciso di procedere a un’analisi di alcuni processi interni al Dipartimento. Per migliorare in efficacia, qualità e trasparenza. E beninteso, qualora l’analisi dovesse evidenziare responsabilità, anche queste verranno affrontate con la dovuta serietà». Fatta questa premessa, la direttrice del DECS è quindi entrata nel merito della questione. Spiegando, appunto, che «tenendo conto di quanto indicato dal tribunale, dopo una nuova verifica dei requisiti e delle competenze dei candidati selezionati, ilGoverno ha confermato l’idoneità degli attuali capi sezione a ricoprire la funzione». Il Governo, in sostanza, ha nominato di nuovo Desirée Mallè e Mattia Pini alla testa della Sezione. E questo perché, ha poi spiegato la consigliera di Stato rispondendo alla seconda interpellanza di Roncelli (Avanti con T&L), nella sentenza il TRAM si è espresso su due aspetti. In primis, il mancato diritto del ricorrente di essere sentito, riconoscendo però che le lacune da questo punto di vista erano nel frattempo state sanate. In secondo luogo, la mancata corrispondenza tra i profili dei candidati scelti e i requisiti richiesti dal concorso (rimarcando che l’autorità di nomina, come detto, non avesse verificato in modo accurato che i candidati possedessero effettivamente pluriennale esperienza gestionale nel settore della scuole e di gestione amministrativa del personale). Sulla base di quest’ultimo punto aveva quindi annullato le nomine, rinviando gli atti al Governo «per nuova decisione, previa verifica dell’idoneità dei due candidati ad assumere la funzione di caposezione». Ecco, ha spiegato in tal senso Carobbio Guscetti, «le ulteriori valutazioni effettuate dopo la sentenza, hanno confermato che per quanto riguarda la gestione amministrativa del personale, l’aspetto su cui il TRAM ha sollevato dubbi, i due candidati scelti hanno qualifiche adeguate, che non sono però state esplicitate e spiegate in maniera abbastanza dettagliata nei documenti messi a disposizione del tribunale». Come dire: le competenze e i requisiti del concorso sono stati rispettati, ma non sono stati spiegati a sufficienza al Tribunale. Motivo per cui, appunto, il Consiglio di Stato ha deciso di confermare la sua decisione.
Che non convincono tutti
Spiegazioni che non hanno convinto Sergi, il quale ha chiesto una discussione generale sul tema, poi bocciata per pochi voti dal plenum. E che non hanno convinto nemmeno Roncelli, il quale ha parlato di nomine che seguono una «logica amministrativa», ma non tengono in considerazione la mancata esperienza nel settore dei due candidati. «Non si voleva attaccare nessuno – ha rimarcato il deputato –, ma capire se ci fosse stato un errore. Si tratta di una scelta importante che non riguarda solo funzioni amministrative, bensì un indirizzo pedagogico e didattico per i licei di questo cantone». A sollevare simili critiche, da noi raggiunto dopo il dibattito, è stato anche il presidente del PLR, Alessandro Speziali: «Non nascondo che tra colleghi ci siamo guardati per capire di aver capito bene. La mossa del Dipartimento e del Governo è di sottolineare come i requisiti di assunzione siano dati. O perlomeno siano formalmente dati. Infatti, nelle spiegazioni della consigliera di Stato si parlava spesso di competenze amministrative e di gestione, non quelle maturate sul campo, in anni di insegnamento. Un aspetto non da poco, come peraltro emerso negli ambienti della formazione. Davvero sorprendente, per usare un eufemismo ed evitare di esser accusati di accanimento». Dal canto suo, il deputato leghista Andrea Sanvido, da noi interpellato ha sottolineato l’importanza di far luce sulla vicenda: «Colpisce che nei collegi dei docenti ci siano state prese di posizione molto critiche. Quando le scuole, nel loro insieme, si esprimono in questo modo, il segnale va ascoltato con attenzione», poiché «il dialogo con il territorio scolastico è essenziale», mentre «in questo caso sembra esserci stata una frattura comunicativa e istituzionale che merita di essere ricomposta».
Ancora davanti ai giudici?
Ora, alla luce della scelta del Governo, resta comunque un nodo da sciogliere: un eventuale secondo ricorso al TRAM anche su questa seconda decisione. Il deputato del Centro Gianluca Padlina (legale del ricorrente alla prima decisione del Governo), da noi raggiunto spiega: «A caldo non posso esimermi dal manifestare tutto il mio più grande stupore per il tenore, parziale, delle risposte fornite alle due interpellanze. E, sopratutto, per il contenuto della decisione preannunciata da parte della direttrice del Dipartimento. Conoscendo gli atti, difficilmente credo che una decisione così controversa non sarà impugnata».