Il caso

Vernice rossa davanti all'ufficio di Branda: procedimento abbandonato

Bellinzona, colpo di scena in Pretura penale – Il processo si è arenato in quanto la querela sporta non è valida essendo stata firmata solo dal segretario comunale e perché la parte lesa è il Comune e non il Municipio
© CdT
Alan Del Don
03.04.2025 06:00

Fermi tutti. Clamoroso. Parlare di colpo di scena non è affatto esagerato. «Non posso fare altro che dichiarare l’abbandono del procedimento», sono state le categoriche parole pronunciate ieri mattina dal giudice della Pretura penale Manuel Bergamelli. In aula è comparso l’ex impresario edile della regione che nel primo pomeriggio del 26 gennaio 2024 aveva gettato della vernice rossa sulla porta e sulla soglia dell’ufficio del sindaco di Bellinzona Mario Branda, al primo piano di Palazzo Civico, causando un danno complessivo quantificato dallo stesso accusatore privato in 400 franchi. Ma il processo non è stato celebrato - e qui arriviamo alla sorpresa - perché, uno, la querela non è valida essendo stata firmata solo dal segretario comunale Philippe Bernasconi. E, due, in quanto «risulta in modo evidente che il danneggiato è il proprietario dell’edificio, quindi il Comune, e non l’Esecutivo, che è l’organo che lo rappresenta». La Città ha ora facoltà di inoltrare ricorso alla Corte dei reclami penali; qualora venisse accolto l’incarto tornerebbe sulla scrivania della Pretura.

Le due eccezioni sollevate

Ci è voluta un’ora scarsa per il giudice Manuel Bergamelli per accertarsi se, effettivamente, le eccezioni sollevate dall’uomo in apertura di dibattimento erano fondate. E lo erano, eccome. «Il processo si arena subito», ha esordito dopo aver fatto rientrare l’accusato. La denuncia avrebbe dovuto essere sporta, sì, dal Municipio, ma in rappresentanza del Comune, che è la parte lesa: «Invece risulta priva dei requisiti formali dato che è firmata esclusivamente dal segretario comunale, e non anche dal sindaco Mario Branda, e non in delega dello stesso Esecutivo. La querela non è dunque valida». E se l’avesse firmata solamente il sindaco, ci siamo chiesti? Non sarebbe stata comunque valida, ci è stato spiegato da un avvocato: l’ufficio a Palazzo Civico è infatti del Comune e non di Mario Branda, che lo occupa (temporaneamente) da 13 anni. Diverso sarebbe stato, chiaro, se la vernice fosse stata ad esempio gettata contro il domicilio del timoniere della capitale.

Fra ricorsi e lungaggini

La procuratrice pubblica Chiara Buzzi aveva chiesto per l’imputato - leggiamo dal decreto d’accusa - la condanna per il reato di danneggiamento a una pena detentiva di 20 giorni sospesa condizionalmente per due anni «considerato che una pena detentiva appare giustificata per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti». In aggiunta la pp propone(va) il pagamento di una multa di 200 franchi oltre ai 400 franchi quale danno quantificato dal Municipio della capitale. Ai cui membri l’ex impresario edile (che si è presentato in aula senza avvocato difensore) è un volto noto. Negli ultimi anni ha più volte contestato delle decisioni del Consiglio comunale inoltrando ricorsi al Governo ed al Tribunale amministrativo cantonale che in alcuni casi ancora bloccano delle opere e dei messaggi, in quanto in rotta con la Città dopo il crollo di un tratto di via ai Ronchi a Daro nell’agosto 2021 nei pressi di un cantiere di sua competenza. I lavori di sistemazione si sono conclusi, tuttavia sulle cause la questione rimane aperta e le versioni delle parti divergono. Quello di poco più di un anno fa era stato «un gesto di protesta», aveva spiegato a mezzo stampa il cittadino e l’indomani dei fatti inviando un’e-mail all’Esecutivo turrito e alla polizia.

«Qualcosa non funziona»

All’uscita dalla Pretura penale abbiamo avvicinato l’imputato, il quale non si è detto affatto sorpreso. «Lo sapevo benissimo che il giudice non avrebbe potuto fare nient’altro che abbandonare il procedimento. E così è stato. Ciò è l’ulteriore dimostrazione, come sostengo da anni, che c’è qualcosa che non funziona in seno al Municipio e all’amministrazione comunale. Cosa sarebbe accaduto se il caso fosse stato ben più grave? Chi ha sbagliato deve dimettersi», ci dice l’uomo, al quale facciamo comunque notare quanto da lui fatto (un gesto sicuramente fuori luogo) e, soprattutto, che vi è la possibilità, per l’Esecutivo di Bellinzona, di rivolgersi alla Corte dei reclami penali. Nei prossimi giorni Mario Branda e i colleghi di consesso valuteranno in modo dettagliato la decisione presa dal giudice Manuel Bergamelli.  

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