Dopo la festa, in India arriva anche la foschia (tossica)

In India è allarme foschia tossica. I residenti della capitale, Nuova Delhi, si sono svegliati lunedì mattina circondati da una lugubre coltre fumosa. Una cortina velenosa ha contagiato anche Mumbai e Calcutta. Tre città indiane su dieci entrano così nella classifica delle più inquinate a livello globale. Le immagini di paesaggi urbani surreali con cieli plumbei hanno fatto il giro del mondo e, probabilmente, non è un caso se la situazione si presenti all'indomani della chiusura del Diwali, la festa indiana “delle luci” che simboleggia la vittoria del bene sul male. Peccato però che siano in molti ad aver acceso (come da tradizione) petardi e fuochi d'artificio, nonostante le autorità avessero chiesto di non farlo. I livelli di inquinamento, infatti, erano già molto alti prima delle celebrazioni. Mettiamoci anche i venti, debolissimi, ed ecco la ricetta per ottenere l'allarmante qualità dell'aria. Secondo alcuni esperti, come riporta un articolo della BBC, respirare per un giorno in condizioni del genere corrisponde a fumare 25-30 sigarette. L'indice per determinare la qualità dell'aria si chiama AQI e misura, tra gli altri, il livello del cosiddetto “PM 2.5”, vale a dire il particolato più sottile che può ostruire i polmoni e causare una serie di malattie. Ebbene, nel corso del pomeriggio di lunedì ha raggiunto quota 445, con alcuni luoghi che registravano letture superiori a 520. Per dare l'idea, i livelli tra 100 e 200 sono considerati moderati, ma una cifra superiore a 400 è considerata allarmante. Le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità affermano che l'esposizione al PM 2.5 per un periodo di 24 ore dovrebbe essere limitata a 15 microgrammi per metro cubo, ma l'AQI della capitale indiana, in alcune zone, è 30 volte superiore al livello raccomandato. L'azienda svizzera IQAir–partner tecnologico del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, di UN Habitat e di Greenpeace–pubblica sul suo sito una classifica aggiornata in tempo reale.
La qualità dell'aria nel nord dell'India peggiora ogni anno in vista dell'inverno, quando l'aria fredda intrappola gli inquinanti provenienti da veicoli, industrie, cantieri e combustione di rifiuti agricoli. Le autorità di Nuova Delhi hanno rinviato una precedente decisione di limitare l'uso dei veicoli dopo che una breve pioggia, venerdì, ha portato un po' di tregua da una settimana di aria tossica. Il governo locale ha dichiarato di voler mantenere il divieto di attività edilizie e di tenere chiuse le scuole per proteggere la popolazione dall'inquinamento.
Intervistato dalla rivista Nature, il chimico esperto di atmosfera Vinayak Sinha ha sottolineato come quello di quest'anno sia il solito ritornello: «Ogni anno la storia è simile». Secondo lo scienziato, le condizioni atmosferiche dopo la stagione dei monsoni esacerbano l'inquinamento. Le piogge che lavano gli inquinanti dall'aria, infatti, cessano. Ma non è tutto: quando le temperature si abbassano, il limite superiore della troposfera–lo strato più basso dell'atmosfera–scende di altitudine di fatto restringendosi, aumentando la concentrazione delle sostanze inquinanti.
Il paradosso, tuttavia, è che al termine delle grandi piogge le attività inquinanti riprendono: dai rifiuti agricoli che vengono bruciati ai fuochi riaccesi nelle discariche, passando per la ripresa delle attività di costruzione. La sorpresa di questo 2023, però, sarebbe data dal fatto che la quantità di rifiuti agricoli bruciati nella regione del Punjab è stata inferiore al solito, facendo prospettare un aumento più lieve dell'inquinamento.
Nell'articolo si evidenzia come nel 2021 il governo abbia installato una torre antismog nel principale quartiere degli affari di Nuova Delhi, con la speranza di ridurre l'inquinamento attraverso l'uso di filtri dell'aria. Ma è sempre Sinha ad affermare come queste non producano un reale impatto. «Non dovrebbero essere usati affatto. I filtri dell'aria funzionano in spazi ristretti al chiuso, ma se si parla di atmosfera negli spazi aperti, non c'è modo che nessuna torre di smog al mondo sia effettivamente in grado di pulirla».
Un altro esperto citato dalla rivista scientifica, Karthik Ganesan, conclude come i governi a tutti i livelli debbano fare dell'aria pulita «una priorità, ad esempio migliorando il trasporto pubblico e la raccolta dei rifiuti, garantendo che le persone abbiano accesso a combustibili puliti per cucinare e riscaldarsi. Non possiamo guardare il problema solo per sei settimane all'anno».