«Grazie alla Via Francisca un bacino di milioni di turisti»

«Questo collegamento è di tutti. Le ricchezze che troviamo lungo il percorso sono tante e l’obiettivo è quello di metterle in rete. A vantaggio dei due Paesi e, soprattutto, dei moderni viandanti». Marilena Flury Roversi è l’anima e il cuore del progetto Interreg «Tra-Me: tracce di meraviglie lungo la Via Francisca» che ha l’obiettivo di unire il territorio svizzero ed italiano e di sviluppare l’offerta culturale e turistica. Ne abbiamo riferito a due riprese negli ultimi mesi perché il tracciato tocca in modo importante la Valle di Blenio, la Riviera e il Bellinzonese (si veda l’edizione del 29 gennaio), ma anche poiché l’idea di estenderla fino a Novara ha fatto storcere il naso a qualcuno.
Il comandante decapitato
La nostra interlocutrice sgombra subito il campo dagli equivoci. «Francisca è un aggettivo che sta a significare ‘dei Franchi’. Nel caso specifico, ‘via percorsa dai Franchi’. I quali, ne siamo certi, durante la loro esistenza hanno percorso diverse vie. Se ne deduce che possono esistere, anzi che esistono, in Europa, diverse Vie Francische», esordisce. Snocciolando subito dei fatti storici incontrovertibili. Che dimostrano che il popolo germanico occidentale sul nostro territorio c’è stato. Eccome. E anche nel Novarese.
«I Franchi scesero dal Lucomagno a Bellinzona, roccaforte longobarda, con tre eserciti comandati da altrettanti diversi comandanti. Uno di loro, Olone, morì trafitto da una freccia. Gli altri due proseguirono sino a Ponte Tresa, dove constatarono l’impossibilità, per un esercito, di attraversare il fiume, allora largo, impetuoso e con sponde ripide. Tornarono a Bellinzona e si separarono. Uno si diresse sul Lucomagno e a Coira per entrare in Italia dai passi del Trentino, l’altro (Audoaldo) attraversò il Ticino e seguì la via delle colline (Via Francisca di Gudo). Ad un certo punto - la storia non precisa dove - gli venne incontro il duca longobardo Mimulfo di San Giulio», racconta Marilena Flury Roversi.

Fu proprio il duca ad indicare ad Audoaldo come via di passaggio quella che, in collina, «costeggiava la sponda orientale del lago d’Orta (Via Francisca di Armeno/Pettenasco/Gozzano). Audoaldo raggiunse così Lomello, a Pavia, capitale dei Longobardi, e Milano, ben prima del collega». Mimulfo venne decapitato dai Longobardi. Il suo scheletro senza testa venne rinvenuto, nel XVII secolo, in un sarcofago nella basilica dell’isola di San Giulio, al centro del lago d’Orta, in Piemonte. Rieccoci. Il Ticino, la provincia di Novara e quella del Verbano-Cusio-Ossola.
Il tratto novarese? «Assodato»
Di fatti ed aneddoti, sottolinea Marilena Flury Roversi, ce ne sono tanti altri. Un documento del 1948, ad esempio, dimostra che il tratto novarese del collegamento era denominato Via Francisca. «Il diritto di chiamarsi in quel modo, dunque, è acquisito. Da Bellinzona partono due Vie Francische: una (antica Via romana) risale al 590 dopo Cristo e passa indiscutibilmente dal lago d’Orta e porta il nome Via Francisca da quei secoli. La seconda (antica via romana, meno utilizzata nel Medioevo) risale come Via Francisca al XII secolo e passa per il Malcantone e la Val Ganna. Possiamo, per amor di pace, definirle Via Francisca orientale e Via Francisca occidentale, ma la sostanza non cambia di una virgola», afferma la progettista in merito ai dubbi sollevati da Hermann Heiter, fondatore e presidente dell’Associazione Amici della Via Francisca - Svizzera.
Spina dorsale del territorio
Dal punto di vista turistico il progetto transfrontaliero è visto naturalmente di buon occhio da Juri Clericetti, direttore dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzonese e Alto Ticino (OTR), che si è presa l’incarico di capofila svizzero. «Bisogna accantonare le divergenze personali e concentrarsi sul prodotto e sulla storia. In definitiva sul bene della Via Francisca», sottolinea. Quella del Lucomagno «fa da spina dorsale al nostro territorio. Promuoverla a livello internazionale consente di avere un bacino potenziale di milioni di persone. Come se non bastasse, il progetto fa da apripista ad altri percorsi tematici voluti espressamente per il distretto di Bellinzona e per le valli. Le iniziative vengono messe in rete a vantaggio di tutti».
Grandi chef in valle
Un altro aspetto è la valorizzazione della cucina di Maestro Martino, nato a Grumo, in Valle di Blenio, lo chef europeo più noto del XV secolo, ritenuto l’ispiratore e promotore della cucina italiana. Verrà dunque realizzata una «Wall of fame» quale testimonianza dei grandi cuochi elvetici e della vicina Penisola. Non solo, grazie alle competenze di Blenio Bellissima si darà spazio alla riscoperta del ricettario e anche alla casa dello chef. Si prevede, oltre alla raccolta di libri e documenti legati alla cucina medievale, una cucina didattica nei pressi del paese natale del cuoco ducale.
«Dobbiamo collaborare»
Dal canto suo il presidente dell’Associazione Amici della Via Francisca del Lucomagno Matteo Oleggini osserva di aver aderito al progetto Interreg in quanto convinto che «certamente contribuirà a far crescere la Via Francisca in Valle di Blenio e in Ticino. In sinergia con l’OTR abbiamo provato a coinvolgere anche partner attivi sul ramo lombardo della Via Francisca ma, malgrado il nostro impegno, l’obiettivo non ha potuto essere raggiunto. Si tratta di una risorsa per i territori che attraversa. La nostra associazione ha appunto lo scopo di sostenere i territori nello sforzo di valorizzare il percorso e non quello di attribuirsi meriti, medaglie o diritti di primogenitura. Rispetto chi ha una visione diversa anche se mi piacerebbe trovare collaborazioni invece di bastoni tra le ruote».