Berna

La politica svizzera reagisce con sdegno ai dazi di Trump

La sinistra chiede al Consiglio federale di «prendere una posizione chiara e agire in stretta consultazione con l'Unione europea», il Centro invoca soluzioni pragmatiche, il PLR s'interroga sulle cifre snocciolate dal presidente USA
© KEYSTONE (EPA/KENT NISHIMURA / POOL)
Red. Online
03.04.2025 11:02

«Guardate la Svizzera, guardate». Con queste parole Donald Trump ha annunciato ieri dazi all’importazione al 31% sui prodotti elvetici. Tra le mani, la tabella dei «worst offenders», i Paesi con i maggiori squilibri commerciali nei confronti degli Stati Uniti che il presidente americano ha voluto «punire» con «dazi reciproci». Il Consiglio federale ha preso atto delle decisioni USA, ha subito commentato su X la presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter. Stabilirà rapidamente il seguito. «Gli interessi economici a lungo termine del Paese sono prioritari. Il rispetto del diritto internazionale e il libero scambio sono fondamentali».

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Il Partito socialista, in un comunicato, parla di «un tentativo di intimidire l'Europa e la Svizzera» da parte del «regime neofascista» di Trump. E chiede al Consiglio federale di «prendere una posizione chiara e agire in stretta consultazione con l'Unione europea». Il Governo «non deve cadere nella trappola dell'UDC, che cerca di avvicinarsi a Trump e di dipingere la Svizzera come un traditore dell'Europa». Anzi, dovrebbe «adottare misure concrete, in stretto coordinamento con i partner europei» e «prendere di mira specificamente gli oligarchi della tecnologia che gravitano attorno a Elon Musk».

L'UDC non ha per il momento preso posizione. Il consigliere nazionale Franz Grüter (LU), che durante la prima elezione si era dichiarato un «fan di Trump» ha parlato con 20 Minuten di «dazi enormi e incomprensibili» – del 31% sui prodotti svizzeri –, con il rischio che l'industria e l'economia svizzere «ne risentiranno gravemente». «Gli Stati Uniti traggono grandi vantaggi dagli investimenti svizzeri e anche gli svizzeri acquistano molti servizi dagli USA». Il consigliere nazionale Thomas Matter (ZH) ha parlato all'agenzia Keystone-ATS di «errore di calcolo». Per il democentrista spetta ora alla Confederazione rimediare e correggere i dati. «La Svizzera non impone dazi sui prodotti industriali provenienti dagli Stati Uniti, ma piuttosto su beni agricoli. Complessivamente, applica dazi dell'1,7% su tutti i prodotti statunitensi. Sarebbe quindi più opportuno che il governo statunitense adegui al massimo un dazio simile, ma non di più».

«L'aumento dei dazi doganali danneggia tutti, anche la Svizzera», ha dichiarato (già ieri) il presidente del Centro Gerhard Pfister. Il quale si aspetta che il Consiglio federale «conduca un'analisi approfondita e rigorosa delle conseguenze per la nostra economia». Ora è necessario trovare soluzioni pragmatiche per le industrie interessate e «soprattutto, a fronte delle incertezze geopolitiche, rafforzare ulteriormente le relazioni commerciali con i nostri partner commerciali più affidabili».

Il consigliere nazionale PLR (BE) Christian Wasserfallen, su X, si chiede «come è arrivato Trump a stabilire il 61% di tariffe che la Svizzera applica agli Stati Uniti. «La Confederazione ha abolito le tariffe industriali (l'abolizione è entrata in vigore il 1. gennaio 2024, ndr.). Come si spiega quel 61%». La stessa domanda viene posta dal collega di partito di Soletta, Simon Michel, che tira in ballo la SECO: «Pensavo fossimo allo 0%. «Segreteria di Stato dell'economia, puoi aiutarmi?».

I Verdi liberali ribadiscono dal canto loro l'importanza di coltivare le relazioni con l'UE. «Da ieri ci sono 31 nuovi motivi per i Bilaterali III», ha scritto il presidente Jürg Grossen su X. Questi dazi, che «rendono le persone più povere», «dimostrano quanto sia prezioso avere partenariati affidabili».

I Verdi fanno notare la necessità di «un piano B» in questa «guerra commerciale»: «Abbiamo bisogno di una risposta europea». E denunciano pure la «strategia e i tentativi di seduzione fallimentari» da parte del Consiglio federale e di Karin Keller-Sutter nei confronti di Trump. Il Governo deve difendere i diritti fondamentali e l'economia dagli attacchi «autoritari» degli Stati Uniti e, insieme ai partner europei, rafforzare la nostra indipendenza da questo Paese.

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