Quando gli scenari non sempre c'azzeccano

Un conto sono le carte dei pericoli, che indicano quali zone sono minacciate e in quale misura. Un altro sono l’evento, la brutalità e le bizze della natura. In Mesolcina quanto contenuto in quella preziosissima documentazione allestita tra il 2000 ed il 2023 (per quanto riguarda i riali) non si è rivelato completamente azzeccato. Il materiale - per dirla con gli aggettivi scelti da Andri Largiadèr, specialista in pericoli naturali - per un terzo si è dimostrato «buono», per un altro terzo «moderato» e per il resto «non sufficiente». Occorre agire. E va fatto in fretta. Entro 4-5 mesi verranno svelati i primi aggiornamenti.
Fra estensione ed intensità
Gli scenari da un lato, dunque, e gli episodi reali dall’altro. È filato tutto liscio, ad esempio, per il Ri del Salt a Cabbiolo: in questo caso vi è stato un alto livello di corrispondenza tra la Carta dei pericoli e l’evento, attribuito ad una ricorrenza di circa 300 anni. Poi vi sono stati gli episodi di mezzo, per così dire.
Troppi metri cubi
«È vero che l’estensione dei settori di rischio è stata stimata correttamente, tuttavia in determinati settori rilevanti le intensità sono state superiori a quanto ipotizzato negli scenari oppure nella Carta dei pericoli i periodi di ricorrenza sono stati preconizzati più a lungo termine», ha affermato l’esperto dell’Ufficio foreste e pericoli naturali. Un esempio su tutti è stata la Val del Bianch a Sorte. Erano stati calcolati «solo» 9.000-15.000 metri cubi di materiale; ne sono scesi 70.000-100.000: «Queste elevate quantità comportano un’elevata intensità di processo, cosicché la zona corrisponderebbe a un settore di pericolo rosso».
Note dolentissime
Ci sono, in conclusione, le note (ancora più) dolenti, come il Rià de la Molera, sempre nella frazione di Lostallo. In questo caso quanto accaduto è stato attribuito a un periodo di ricorrenza di 300 anni. La superficie interessata è stata maggiore e le intensità nettamente più forti rispetto agli scenari ipotetici