San Giorgio più «accogliente»? L’Alpe Forello ormai scalpita

Compie un ulteriore passo avanti il progetto che vede protagonista il San Giorgio e che mira alla ristrutturazione dell’Alpe Forello. Un luogo che di passi se ne intende – possiamo affermare – perché può essere raggiunto soltanto a piedi, dopo una bella «sgambata» tra i boschi del monte patrimonio UNESCO.
Chi aveva espresso perplessità in merito al progetto pubblicato all’albo di Mendrisio proprio un anno fa (vedi CdT del 14 marzo 2024) è infatti stato coinvolto e ascoltato. O meglio, in merito alla variante di Piano regolatore del quartiere di Meride necessaria per poter concretizzare il piano di recupero, anche in chiave turistica, dell’alpe poco sotto la vetta del San Giorgio.
Ad avere presentato osservazioni durante la fase di informazione pubblica di un anno fa sono tre associazioni: Cittadini per il territorio, Gruppo iniziativa Piazza Mastri di Meride e STAN-Pro Natura. Con tutte loro Municipio, Ufficio tecnico, promotori del progetto e progettisti si sono incontrati lo scorso settembre, si spiega nei documenti in pubblicazione fino al 7 maggio. L’obiettivo: affrontare le loro perplessità che, in generale, concernevano l’impatto che la struttura ricettiva potrebbe avere sull’ambiente circostante.
Il patrimonio
Prima di concentrarci sulle perplessità e le osservazioni delle tre associazioni e del modo in cui il Municipio ne ha tenuto conto, è utile ricordare cosa si desidera fare in vetta al San Giorgio, dove sorge –ormai abbandonata – l’Alpe Forello ai piedi del noto «pratone». Un’iniziativa privata mira ai far rinascere l’alpe, creando un «punto d’accoglienza, soggiorno e ristoro» – si spiega nell’incarto – nell’edificio, il quale una volta riqualificato e ampliato «potrebbe diventare un punto di sensibilizzazione del patrimonio» del Monte San Giorgio. Il piano è già stato oggetto di uno studio di fattibilità, di natura anche architettonica. Nel dossier pianificatorio in pubblicazione sono quindi già presenti dettagli degli interventi futuri: l’Alpe Forello sarà oggetto di un restauro conservativo sulle facciate, di una sopraelevazione per creare delle stanze e di una riqualificazione esterna (sarà anche creato un impianto di fitodepurazione). Ci sarà spazio anche per aree didattiche. Gli obiettivi sono due: «Da una parte, salvaguardare e continuare a valorizzare i peculiari aspetti paesaggistici e naturalistici che caratterizzano il territorio di Meride», dall’altra permettere «il recupero e il riuso dell’Alpe Forello in modo sostenibile e compatibile con gli aspetti paesaggistici e naturalistici locali, tenuto conto che l’alpe negli anni ‘30 e ‘40 era già utilizzata come grotto e luogo di pernottamento». La procedura pianificatoria è necessaria per poter concretizzare il disegno, che è portato avanti parallelamente ad altri due progetti: quello per ampliare e riordinare il campeggio di Meride e quello per portare acqua potabile ed elettricità in vetta, anche a scopo di prevenzione antincendio.
Perplessità e risposte
Torniamo alle perplessità delle associazioni, che vertono sostanzialmente attorno alla destinazione pensata per l’Alpe Forello del futuro. «Le associazioni in generale sono favorevoli al recupero dell’alpe, per evitarne il totale degrado. Per contro, le osservazioni delle associazioni riguardano il principio del cambiamento di destinazione dell’Alpe Forello nella misura in cui essa verrebbe destinata anche a struttura ricettiva», si premette nella sezione del documento dedicata a questo tema, sottolineando tuttavia che il Piano regolatore in vigore ammetterebbe già in quell’area la presenza di attività ricettive compatibili con la salvaguardia e la valorizzazione dei valori naturalistici del monte.
Per quanto concerne il numero di pernottamenti previsti, e la possibilità che sia sproporzionato per la vetta del San Giorgio, il Municipio replica: «La tipologia di nuova offerta ricettiva è stata studiata in modo da non incrementare l’afflusso di turisti sul monte, bensì da intercettare e sensibilizzare maggiormente i turisti già presenti». In questo contesto, si parla di una clientela potenziale di 3.000 persone l’anno e di un periodo d’apertura annuale con pausa invernale.
Dubbi sono stati formulati dalle associazioni anche in relazione ai posteggi che serviranno i futuri visitatori dell’alpe. Secondo i progettisti non ne servono di nuovi, ma è davvero realistico questo scenario? «Il tipo di ricettività previsto è assimilabile a quello di una capanna alpina – si reagisse – e dunque non esige più posteggi di quanto già esistente, sono pure da considerare le modalità alternative disponibili per l’accesso all’attacco del sentiero (mezzi pubblici e PubliBike), nonché il progetto di nuovo autosilo a valle del paese (di Meride, ndr)».
Un altro tema che emerge dalle osservazioni presentate è quello dei prati secchi e del loro possibile danneggiamento a causa dell’aumento dei transiti. Tale scenario però, si legge tra le considerazioni municipali, è escluso: gli approfondimenti effettuati attestano che il progetto «è compatibile con tutte le sensibilità paesaggistiche e naturalistiche del comparto». Di più: l’intervento sull’alpe potrebbe avere un effetto positivo sui prati secchi. «I prati secchi vanno gestiti per impedire l’avanzamento del bosco e l’insediarsi di specie diverse da quelle tipiche». Il compito potrà essere facilitato anche dalla presenza in loco di personale.
I documenti della variante, completi di osservazioni e repliche, sono in pubblicazione fino al 7 maggio.