Stilettate al Governo sull'immunità nei Consigli comunali

Il tema dell’immunità parlamentare per i membri dei Consigli comunali tornerà presto in Gran Consiglio. E lo farà tramite un rapporto della Commissione Costituzione e leggi per approvare un’iniziativa cantonale da inviare all’Assemblea federale, ma in cui non mancano parecchie stilettate nei confronti del Consiglio di Stato.
Sì, perché, come ricorderete, nel settembre del 2024 con una mozione il Legislativo cantonale aveva già approvato l’estensione di tale tutela ai «colleghi» dei legislativi comunali. Tuttavia, già in aula la decisione aveva fatto sorgere dubbi sul piano giuridico: una minoranza aveva fatto notare che la competenza per legiferare in tal senso spetterebbe alla Confederazione poiché è necessaria una modifica del Codice di procedura penale. E per questo motivo, dopo la decisione del Gran Consiglio, il Governo aveva chiesto un parere giuridico all’Ufficio federale di giustizia, il quale aveva essenzialmente mostrato il pollice verso, lasciando però aperta la porta a un’eventuale decisione dei Tribunali. A questo punto, dunque, l’Esecutivo si è rivolto alla Commissione, invitandola a esprimersi sull’opportunità di proseguire o meno l’iter.
Ebbene, la risposta della Commissione è arrivata in questi giorni tramite un rapporto di Lara Filippini (UDC) su un’iniziativa cantonale analoga sottoscritto da tutte le forze politiche (tranne un paio di firme con riserva): «Tale approccio (ndr. quello del Governo che si è rivolto all’Ufficio federale) solleva alcune legittime perplessità sul piano istituzionale e costituzionale. Il Parlamento cantonale si è espresso in modo chiaro e formalmente vincolante» e «in tale contesto, il ruolo del Consiglio di Stato – in quanto organo esecutivo – non è quello di riesaminare l’opportunità politica della norma, ma di darne attuazione concreta». E dunque, «sottoporre a posteriori una decisione parlamentare a una nuova valutazione politica o tecnica rischia di compromettere il principio di separazione dei poteri e di indebolire la sovranità cantonale». Un parere netto e cristallino. Per la Commissione, infatti, l’iter dovrebbe proseguire nel rispetto della decisione del Parlamento, «senza essere subordinato a valutazioni successive o condizionato da elementi esterni non vincolanti», anche perché «la forza di una democrazia risiede anche nella capacità delle sue istituzioni di mantenere la rotta tracciata dai rappresentanti del popolo, senza cedere a incertezze tecniche o pressioni esterne». Come dire: di fronte a possibili zone grigie il Cantone non dovrebbe esitare, bensì mostrarsi coraggioso.
Molto concretamente, a questo punto, se il rapporto di Filippini sarà approvato con esso il Gran Consiglio ribadirà formalmente al Governo che è tenuto ad applicare la mozione approvata nel 2024, modificando la Legge organica comunale per introdurvi l’immunità anche per i membri dei consigli comunali.
Al netto di ciò, non va dimenticato che il rapporto della deputata democentrista è sì una risposta indiretta al Governo sull’applicazione della norma, ma è anche un rapporto che evade un’iniziativa cantonale, ossia uno strumento tramite il quale (sovente con scarso successo) i Cantoni possono sottoporre una proposta alle Camere federali. L’iniziativa, infatti, era stata depositata dal deputato Paolo Caroni (Centro) proprio perché lui stesso aveva sollevato dubbi in aula sull’applicabilità della mozione già citata. Ora, dunque, al netto delle stilettate al Governo messe nero su bianco, se il rapporto sarà approvato l’iniziativa finirà poi all’Assemblea federale. E questo per sensibilizzare la Berna federale sull’importanza di «garantire una protezione adeguata anche a chi si impegna nella vita politica a livello locale», ma anche per tentare di «colmare una lacuna normativa e prevenire possibili conflitti» giuridici, fornendo ai Cantoni «una base legale chiara e sicura».