Taca la bala

La tristezza al Comunale

La disaffezione del pubblico e il deteriorarsi (interessato) del rapporto con la Città sollevano non pochi interrogativi sulla gestione del Bellinzona
Tarcisio Bullo
Tarcisio Bullo
28.02.2025 06:00

È difficile non provare almeno un po’ di malinconia, se non proprio tristezza, dopo aver assistito al desolante contorno che ha accompagnato la prova d’orgoglio del Bellinzona in Coppa Svizzera contro il Losanna. Parliamo prima di tutto del pubblico, quel patrimonio affettivo che nelle occasioni giuste per i granata si trasformava in un’onda capace di spingere la squadra a superare qualsiasi ostacolo. E poiché l’altra sera l’avversario si chiamava Losanna, il vecchio cronista non può fare a meno di ricordare la memorabile partita dell’11 ottobre 1986, quando al Comunale contro i vodesi (4-2 per i granata, quattro gol di Paulo Cesar e debutto del mitico Mario Sergio) vennero annunciati 17 mila spettatori. D’accordo: si contava un po’ a spanne, ma io c’ero e ricordo bene quell’ambiente, l’eccitazione del pubblico e l’affollamento sugli spalti e sulla tribuna del Comunale.

Non serve andare così lontano nel tempo, però, per ricordare la passione che albergava dalle parti del Comunale. Persino quando la squadra, dopo il fallimento della gestione Giulini, sprofondò nelle viscere del calcio regionale, il Bellinzona godeva di un seguito incredibile. L’attuale dirigenza, purtroppo, ha sperperato quel prezioso capitale di affetto, è riuscita nell’impresa di trasformare la passione nella più completa indifferenza.

Non è servita a nulla nemmeno l’operazione di facciata, che mirava a dare un’immagine «local» ad un progetto di fatto avulso alla realtà locale, che ha portato alla testa del club l’ex sindaco Brenno Martignoni Polti, politico navigato che nel suo periplo è approdato su tante spiagge e al quale sarà forse riuscito il rilancio della Lingera di Roveredo, ma non - per intanto - quello della società calcistica della città del Rabadan.

In una realtà tutto sommato ancora piccola come quella bellinzonese, dove le voci si rincorrono e tutti sanno tutto di tutti, all’ACB sta riuscendo il difficile compito di scontrarsi con molti attori importanti, dalla Swiss Football League a qualche ex dirigente e alla Città, che poi dovrebbe essere il suo partner più prezioso.

Se, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, lasciateci dire allora che forse anche il ruolo rivestito da Martignoni, che oltre a essere presidente dell’ACB è uomo politico della Città con un passato importante e qualche rivincita da rincorrere, è tutto fuor che estraneo al deteriorarsi del rapporto con l’autorità cittadina. Prendere in contropiede il Municipio annunciando l’illusorio nuovo stadio su terreni che l’Esercito ha smentito di voler cedere, condurre una sorta di battaglia di logoramento con il Dicastero Sport e addirittura chiedere pubblicamente scusa al Losanna prima della partita per il disastroso terreno di gioco che avrebbe trovato - e che le stesse scelte della società hanno contribuito a devastare - non è sicuramente il miglior modo per suscitare simpatia. È uno strano modo di fare calcio-business, e qui non ci riferiamo solo al Bellinzona, anche quello di creare società per azioni che di fatto sono incontrollabili, ma chiedono però all’ente pubblico, ossia a noi che siamo cittadini contribuenti, di investire in infrastrutture per permettere la loro attività. Tante volte i politici, alla ricerca di appoggi e simpatie che tra le frange del tifo possono trovare in dosi industriali, ci cascano, ma non è sempre il caso, come ha dimostrato in settimana con una buona dose di coraggio e parlando con un linguaggio chiaro il giovane vice sindaco della Capitale Fabio Käppeli. Non è tutto dovuto, nella vita ci sono regole (e impegni...) da rispettare. Un briciolo di umiltà dovrebbe portare la dirigenza granata a riflettere sul perché, in pochi anni, è riuscita a sperperare un’enorme quantità di fiducia e affetto. E mettersi a lavorare per recuperarli.

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