L’uomo delle «acque selvagge» che scorrono nel Gambarogno

Gian-Claudio Lanini, nato a Locarno 77 anni fa, è l’uomo delle «acque selvagge» che fluiscono nel Gambarogno. Dalla sua casa di Quartino, ogni giorno parte per la sua corsa di montagna. È un pioniere della disciplina a livello locale: è dagli anni Settanta che trascina a passo sostenuto centinaia di persone lungo sentieri, stradine e mulattiere negli angoli più caratteristici della regione. Un particolare interesse grazie al quale ha scoperto sorgenti, fontane e lavatoi nei posti più sperduti, dimenticati e irraggiungibili. Selvaggi, appunto. Tra un passo e l’altro, tra sé e sé, rifletteva sui percorsi di questo elemento fondamentale alla vita, «celebrato» dalle tante piccole costruzioni, come a voler dominare e controllare «qualcosa ben al di là delle capacità dell’umano». Al punto da farci pure un libro fotografico, «Qua dove scorre l’oro blu nel Gambarogno», ora alla seconda ristampa. In tutto, 288 pagine con 150 manufatti documentati anche grazie a scatti altrui.

Un viaggio a Oriente
«Sono felice di riuscire a sensibilizzare le persone sulla sua importanza», racconta l’autore al Corriere del Ticino, che dopo aver lavorato una vita nel mondo della progettazione di tappeti per un grande marchio di mobili a livello nazionale, i quali erano poi realizzati da artigiani in Medio Oriente, oggi si dedica alla pittura. Il nostro interlocutore è soddisfatto non solo per il successo della sua pubblicazione (in vendita a 36 franchi scrivendo a [email protected]), ma anche perché ha la possibilità di parlare della sorella, Elisabetta Franceschini. «È merito suo, e del suo interesse per progetti in aiuto a paesi in via di sviluppo, se ho potuto viaggiare alla scoperta del Nepal, un luogo a me familiare per motivi di lavoro ma fisicamente distante. Nel sorvolo ad alta quota, ho potuto riconoscere le varie nazioni che avevo studiato e con le quali avevo contatti per ragioni professionali».
Il «sigillo» del sindaco
Quanto al volume - che si apre con l’immagine dello zampillo più antico nella regione, la cui data scolpita nel granito del serbatoio sottostante fa tornare indietro nel tempo al 1830 - può vantare il «sigillo» del sindaco di Gambarogno, Gianluigi Della Santa, il quale ricorda come Lanini avesse già realizzato un’opera incentrata su cappelle, affreschi e chiese dei luoghi a lui cari.
Una comunità coinvolta
«Questo nuovo titolo offre l’occasione per capire quanto il nostro territorio sia privilegiato», si legge nella prefazione. «Un invito a scoprire la natura di mille riali, fiumi e torrenti, oltre all’immenso affaccio sul bacino lacustre e su Locarno». Non solo: verso la fine, c'è pure una poesia di Oswaldo Còdiga, in dialetto con traduzione in italiano a fronte, intitolata «La fontana sücia» («La fontana asciutta»): «Grazie a chissà chi è rimasta al suo posto / Forse perché qualcuno, con ardito coraggio, / ha insistito molto per non demolirla, / per tenerla buona...».
«Quando ci sono incontri istituzionali, gli ospiti ne ricevono una copia e questo mi fa molto piacere», riprende Lanini. La sua iniziativa coinvolge la comunità «grazie ai contributi di amici e conoscenti, come Fausto Domenighetti di Indemini, ho potuto ampliare la singolare collezione risparmiando qualche fatica». E può contare, inoltre, su numerosi sostegni. «Oltre una trentina di realtà aziendali hanno voluto partecipare alle spese di stampa. Io ho voluto elencarle tutte nella parte finale, anche nel caso in cui si era trattato di piccole somme».
L’importanza del lato benefico
Artista, scrittore, sportivo... Gian-Claudio è poliedrico, inarrestabile, un vulcano di idee e di progetti. «Non ho mai smesso di organizzare competizioni per amanti del movimento all’aperto». Ma anche benefattore. «Ho compiuto vari gesti di solidarietà, per esempio donando mille franchi alla Casa Martini di Locarno. O aiutando l’associazione terremotati di Amatrice in Abruzzo, l’associazione “Il ponte sul Togo” e la Pro Senegal di Tenero», dice. Somme raccolte tramite le produzioni editoriali frutto di esperienze legate alla sua vena autoriale.
Poi c’è l’allagamento di Cadepezzo, nel 2017. «Una ventina di foto, tra le quali anche quelle della famiglia Martignoni che non finirò mai di ringraziare, mostrano un’alluvione che ha costretto gli abitanti del posto a convivere con l’acqua fino alle ginocchia. Una situazione causata dalle persone, più che dall’ambiente: la costruzione del secondo binario sulla linea ferroviaria e la passerella pedonale avevano richiesto la deviazione del torrente Trodo, ma un forte temporale ha generato una burrasca aiutata anche dal disboscamento della collina sopra Quartino», conclude Lanini, di sicuro già pronto per buttarsi su una nuova pensata.