Traguardo oramai all’orizzonte per la struttura di accoglienza
Casa Marta è quasi arrivata al traguardo. Dopo mesi impegnativi che hanno visto grandi opere di restauro, la struttura è stata letteralmente trasformata e il cantiere è in fase di conclusione. Come hanno spiegato Renato Minoli, presidente della fondazione promotrice e Silvana Buzzi, vedova del compianto Luca Buzzi, durante la visita aperta al pubblico organizzata ieri sera. «Siamo partiti da un edificio fatiscente, che cadeva a pezzi, con i pavimenti che ci cedevano sotto ai piedi, per arrivare oggi a una casa completamente rinnovata». Mantenendo ancora comunque qualche accenno di quella che era la struttura storica originale, ha aggiunto Minoli: «Abbiamo lasciato il vecchio lastricato interno e le scale», come auspicato dal sindaco di Bellinzona Mario Branda.
Una trentina di posti
Il Centro comprende una trentina di posti letto, fatti da camere individuali con il loro bagno privato. Ci sono anche due appartamentini per accogliere coppie e famiglie con bambini. Negli spazi comuni è stata creata una sala riunioni a disposizione di enti e associazioni cittadine, delle zone multiuso e una sala mensa-ristorante aperta al pubblico per favorire la vicinanza tra la popolazione e gli ospiti. Inoltre sono state installate una cucina professionale e una lavanderia. Per il via libera a Casa Marta mancano solo gli ultimi passi amministrativi, come ci spiega Renato Minoli: «La struttura potrà essere operativa soltanto dopo che ci verrà data l’abitabilità, da lì via potremo aprire le porte». Abitabilità che – aggiunge – dovrebbe comunque arrivare da parte del Cantone entro la fine dell’anno.
Radici e ali
«È stata una lunga storia, quella di Casa Marta», ha raccontato ieri Minoli, «si tratta di un Centro che riqualifica un intero quartiere». E che, a breve, sarà pronto per aprirsi a chi ne ha più bisogno: «Questa casa vuole ridare delle radici a persone che una casa non ce l’hanno più, che si sono smarrite a livello personale o che sono scappate da situazioni difficili». Ma non solo. «Noi vogliamo poter dare loro anche le ali per trovare la ripartenza verso il mondo».