Francia

La difesa di Marine Le Pen in Tv: «È una sentenza politica, sono innocente»

Ma l'ex presidente François Hollande, oggi deputato di Corrèze: «Il tribunale ha emesso una sentenza pesante ma per fatti gravi. Inaccettabile l'attacco ai giudici»
© KEYSTONE (Thomas Samson, Pool via AP)
Dario Campione
31.03.2025 21:16

«È stata una decisione politica». Le prime parole pronunciate da Marine Le Pen sono rimbalzate sulle televisioni di tutta la Francia pochi istanti dopo le 20. La leader del Rassemblement National (RN), condannata a quattro anni di carcere dal Tribunale di Parigi, ha infatti scelto di farsi intervistare in apertura del telegiornale di TF1. L’ora di massimo ascolto. In cui tentare una difesa mediatica assolutamente necessaria dopo la disfatta patita in sede giudiziaria.

La sentenza

Processata per «appropriazione indebita di fondi pubblici» e «complicità nell’appropriazione indebita di fondi pubblici», Marine Le Pen è stata - come detto - condannata a quattro anni di carcere - due dei quali sospesi e due ai domiciliari (che possono essere convertiti al braccialetto elettronico) - a una multa di 100.000 euro, nonché alla pena accessoria e immediatamente esecutiva della ineleggibilità per cinque anni. Decisione, quest’ultima, che impedisce di fatto alla leader dell’estrema destra francese di candidarsi sia alle presidenziali del 2027 sia alle contemporanee elezioni legislative.

«Sembra necessario associare l’esecuzione immediata alla sentenza di ineleggibilità - ha detto in aula, durante la lettura della sentenza, la presidente della Corte penale di Parigi, Bénédicte de Perthuis -. Si tratta di garantire che i rappresentanti eletti, come tutti coloro che sono soggetti alla legge, non beneficino di un regime preferenziale. Se i fatti non hanno portato a un arricchimento personale diretto, i fatti costituiscono un aggiramento democratico - ha aggiunto de Perthuis - è un arricchimento del partito, un aggiramento delle norme che regolano il finanziamento dei partiti politici, quindi un aggiramento democratico».

I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2004 e il 2016 quando l’allora Front National stornò quasi 7 milioni di euro ricevuti dall’emiciclo di Strasburgo per pagare “finti” assistenti parlamentari.  Questi ultimi, in realtà, lavoravano per il partito a Parigi. Oltre a Marine Le Pen, tra gli imputati c’erano undici ex eurodeputati (otto dei quali condannati e 3 assolti), dodici assistenti parlamentari (tra cui Yann Le Pen - sorella di Marine e madre di Marion Maréchal - accusata di essere stata ingiustamente pagata come collaboratrice di Bruno Gollnish e condannata a 12 mesi di carcere sospesi e a 2 anni di ineleggibilità, anch’essi sospesi), quattro collaboratori del partito e lo stesso Rassemblement National come persona giuridica.

Durante il processo, nell’autunno dello scorso anno, Marine Le Pen si era difesa dicendo: «Un deputato lavora forse per sé stesso? No, lavora per le sue idee. E chi trasmette quelle idee? Il partito. L’attività politica è sempre svolta nell’interesse del partito, in quale contesto non importa». Una tesi, però, in contrasto con il regolamento dell’assemblea di Strasburgo il quale stabilisce che gli assistenti siano pagati dalla UE per lavorare proprio nell’emiciclo dell’europarlamento, e non per «una generica e intercambiabile attività politica».

L’intervento in Tv

Questa sera, però, di fronte alle telecamere di TF1, il tono era molto diverso. «Lo Stato di diritto è stato totalmente violato dalla decisione del Tribunale - ha scandito Le Pen - quando si fa appello, la sentenza è sospesa. Ma la magistrata ha chiaramente ipotizzato di attuare l’esecuzione provvisoria dell’ineleggibilità, vale a dire, in realtà, di rendere inutile il mio ricorso su questo argomento per impedirmi di candidarmi».

In questo modo, ha ripetuto la leader del Rassemblement National, «la presidente del Tribunale ha obbedito a un’istruzione, a un ordine, a un clima». Stasera, ha continuato Le Pen, «ci sono milioni di francesi indignati, ma indignati in misura inimmaginabile, nel vedere che, in Francia, nel Paese dei diritti umani, i giudici hanno messo in atto pratiche che si pensava fossero riservate ai regimi autoritari. È un giorno disastroso. Per la nostra democrazia e per il nostro Paese. Milioni di francesi saranno privati da un giudice di prima istanza, e senza alcuna possibilità di appello, del candidato che oggi è dato dai sondaggi come favorito alle prossime elezioni presidenziali».

«Sono innocente - ha ripetuto Marine Le Pen annunciando di voler fare appello e di non essere intenzionata a chiedere la grazia al presidente Emmanuel Macron -. Ritengo che questo processo, fatto contro di noi da oppositori politici, si basa su argomenti che non reggono. Si tratta di un disaccordo amministrativo con il Parlamento europeo. Non c’è arricchimento personale, non c’è corruzione, niente c’è di tutto questo». La presidente dei parlamentari del Rassemblement National ha quindi aggiunto di non essere «pronta a sottomettersi a una negazione della democrazia così facilmente». La condanna, ha aggiunto, non significa «in alcun modo, in nessun modo» il suo ritiro dalla vita politica.

Le reazioni

Mentre Marine Le Pen terminava la sua intervista in Tv, il presidente del partito, Jordan Bardella, lanciava sul Web una lettera aperta chiamando gli elettori e i cittadini a una «mobilitazione popolare e pacifica» che sappia «mostrare quanto la volontà del popolo sia più forte». Moltissime, ovviamente, le reazioni che si sono succedute dopo la condanna e dopo l’apparizione di Le Pen a TF1. Impossibile farne una sintesi. Tra le altre, è tuttavia degno di menzione quanto detto dall’ex presidente socialista François Holland, oggi deputato di Corrèze. «La giustizia si è espressa in diritto e non in morale. E in completa indipendenza con una sentenza pesante, ma per fatti gravi. Non è quindi accettabile che i giudici siano attaccati. Le Pen - ha osservato Holland - non è stata bandita dall’attività politica e il suo partito potrà avere un candidato per la presidenza. Nessuno impedirà al RN di chiedere ai propri elettori, cosa che senza dubbio continueranno a fare, di mantenere la loro fiducia nel partito». E alla domanda sulla reazione della Russia, che ha parlato di una «violazione delle norme democratiche», Hollande ha risposto duro: «La Francia non ha lezioni di diritto o moralità politica da ricevere dal Cremlino. Nella Russia di Putin gli oppositori non sono mandati in Tribunale ma in Siberia, quando non sono liquidati fisicamente». 

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