Campo Marzio

Polo congressuale: massimo 50 milioni

In un incontro con i partiti sul futuro del comparto di Campo Marzio, il Municipio ha indicato l’esborso massimo sostenibile per le casse cittadine – Vanno però fatte concessioni ai privati – Per sciogliere il nodo, l’Esecutivo ha tastato il polso della politica
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
28.02.2025 06:00

Un riscatto da pagare a Cornaredo e un diritto di compera da esercitare a Besso. In queste settimane la Città di Lugano si è mossa con decisione su due dei suoi grandi progetti: il Polo sportivo (per il quale emetterà appunto un’obbligazione per acquistare subito lo stadio, ripetendo l’operazione tra un anno per il palazzetto) e la Città della Musica, con l’accordo trovato con SSR per il passaggio di proprietà del comparto che diventerà il nuovo polo musicale. Oltre questi due poli ne manca un terzo: quello congressuale al Campo Marzio. E anche per questo dossier qualcosa si è mosso.

Dal masterplan al PR

Doverosa premessa: a differenza del PSE (in realizzazione) e del Polo della Musica (c’è un progetto definitivo), in questo caso siamo ancora in una fase interlocutoria. Due anni fa, memore degli accesi scontri politici sul PSE, il Municipio avrebbe voluto preparare un precontratto di PPP con le due aziende interessante a costruire per poi allestire la necessaria variante pianificatoria. Insomma, una sorta di «pacchetto unico» per guadagnare tempo, ma a fine 2023 era arrivato l’altolà dalla politica. Il Consiglio comunale aveva avallato un compromesso proposto dalla Commissione della pianificazione: prima andrà elaborata la variante di Piano regolatore e solo dopo l’Esecutivo dovrà approvare un messaggio per le successive fasi di sviluppo del Polo. Con sullo sfondo un’importante quesito di fondo: partenariato pubblico privato (e in che misura) oppure investimento pubblico in autonomia?

La concorrenza

Il tema è stato affrontato proprio ieri in una riunione interpartitica, durante la quale il Municipio ha aggiornato le forze politiche cittadini (presenti i presidenti e i capigruppo), illustrando il masterplan del comparto e chiedendo loro una posizione politica sul tema del coinvolgimento degli investitori esterni. «La nostra proposta è far capo a un partenariato pubblico privato», spiega il vicesindaco e capodicastero Sport, cultura ed eventi Roberto Badaracco. L’investimento in autonomia, vista la situazione delle casse cittadine, è escluso. Il costo del Polo congressuale è stimato in 250-300 milioni di franchi, 100 per i soli contenuti pubblici (centro congressi, area verde e posteggi) e 150-200 per quelli privati (residenziale). Va da sé che più si concede al privato (più palazzi, insomma), meno la Città dovrà sborsare per il centro congressuale. Per questo, prosegue Badaracco, «abbiamo chiesto alle forze politiche in Consiglio comunale di darci delle indicazioni». Il Municipio, insomma, vuole evitare di presentare un Piano regolatore e un messaggio con un’impostazione che non piace a nessuno. Tenendo comunque presente che «limitando troppo il privato, l’ente pubblico si troverebbe in difficoltà».

La concorrenza

Durante l’interpartitica sono stati presentati vari scenari, tra questi una concessione di una determinata Superficie utile lorda (SUL) in base alla quale «il prezzo della struttura pubblica» – il nuovo palazzo dei congressi – «rientrerebbe nel limite di spesa che la Città si è posta: 50 milioni di investimento». La palla è quindi nel campo della politica. «Come Municipio abbiamo sottolineato l’importanza di realizzare il nuovo centro congressuale. C’è molta domanda e non possiamo restare fermi al palo. Anche a Bellinzona, per esempio, si è parlato di inserirne uno nel Quartiere Officine».

Complementari

A proposito di tempistiche, durante l’incontro di giovedì il Municipio ha confermato che il progetto di riqualificazione del comparto Campo Marzio Sud, l’area tra viale Castagnola e la riva del Ceresio, procede ma non sarà legato a Campo Marzio Nord. «È giusto tenerne conto, ma non deve condizionarlo», spiega ancora Badaracco. Il rischio è di perdere altri anni. Ritardi che il nuovo Polo congressuale non può permettersi: è da oltre vent’anni che ci si è resi conto che l’attuale infrastruttura del Conza iniziava ad accusare il peso degli anni.

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