Agno

Sparò per sbaglio o per uccidere? In appello per il tentato omicidio

Inizierà tra tre settimane il processo davanti alla CARP – Alla sbarra tornerà l’uomo che il 7 agosto 2022 colpì il figlio con un fucile di piccolo calibro – La Corte delle assise criminali lo aveva condannato a nove anni di carcere
©Gabriele Putzu
Nico Nonella
28.01.2025 06:00

Quella mattina del 7 agosto 2022 ad Agno un 52.enne esplose due colpi con un fucile di piccolo calibro contro il figlio. In primo grado, l’uomo venne condannato a 9 anni di carcere per tentato omicidio intenzionale per dolo diretto da una Corte delle assise criminali. Tra tre settimane, la vicenda approderà in appello. È stato infatti agendato per martedì 18 febbraio il processo davanti alla corte di appello e revisione penale presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will, Rosa Item e Attilio Rampini.

La commisurazione della pena

In primo grado, la Corte presieduta dal giudice Mauro Ermani aveva concordato con la ricostruzione dell’avvocato difensore Letizia Vezzoni, ossia che quel giorno l’uomo era uscito di casa in uno stato di «prostrazione e sfinimento» per il furto commesso dal ragazzo ai danne della nonna e che a giocare un ruolo determinante è stato anche il difficile contesto famigliare, contraddistinto dalla tossicodipendenza e da un ragazzo ribelle, spesso assente da casa e in contrasto con i genitori. Tuttavia, aveva ritenuto che quando il colpo partì, l’intenzione era quella di uccidere il ragazzo, il quale poco prima degli spari gli aveva detto che «i soldi non ci sono più». La Corte aveva quindi accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Moreno Capella (anche se a condurre l’inchiesta era stata la pp Margherita Lanzillo) di riconoscere l’imputato colpevole di tentato omicidio intenzionale per dolo diretto (l’imputato, quando ha premuto il grilletto, voleva uccidere), anche se la pena inflitta, 9 anni, era sensibilmente più elevata dei 7 anni e mezzo proposti dalla pubblica accusa.

La difesa si era invece battuta per una pena di 5 anni oltre a un trattamento ambulatoriale. «Manca il concetto di vendetta, l’agire senza scrupoli e la freddezza. Quel mattino, l’imputato era uscito di casa con l’idea di cercare i responsabili del furto, tra cui suo figlio. Non cercava solo lui. L’arma, un fucile semiautomatico di piccolo calibro, era stata portata poiché riteneva che non avrebbe trovato il ragazzo da solo ma in compagnia di amici; il fucile serviva per intimorire », aveva argomentato Vezzoni. Insomma, la versione alla quale l’imputato si era aggrappato per tutto il dibattimento era di aver sparato per sbaglio contro la schiena del figlio, che si stava allontanando dopo un acceso confronto con il lui. Di qui la richiesta di una condanna per esposizione al pericolo della vita altrui e lesioni colpose o, in via subordinata, per tentato omicidio per dolo eventuale (sparando, si è assunto il rischio di poter far del male a qualcuno). Sarà dunque la CARP pronunciarsi sulla commisurazione della pena.

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