Pallavolo

Fabiana Mottis spicca il volo: «La Germania è un sogno»

Intervista alla 21.enne di Lostallo, libero del NUC Neuchâtel e della nazionale rossocrociata, ingaggiata dallo Stoccarda per la prossima stagione
© Keystone/Manuel Geisser
Fernando Lavezzo
02.04.2025 06:00

«Tornerò più forte di prima». Lo si sente dire spesso, dopo un infortunio. Fabiana Mottis ce l’ha fatta davvero. Il 1. aprile del 2024, la 21.enne pallavolista di Lostallo tornava a svolgere il suo primo allenamento a pieno regime, sette mesi e mezzo dopo la rottura del tendine d’Achille rimediata il 19 agosto 2023 agli Europei. Ieri, esattamente un anno dopo, il libero del NUC Neuchâtel e della Svizzera ha annunciato il suo trasferimento in Germania, allo Stoccarda, dalla prossima stagione.

Fabiana, altro che «pesci»: il 1. aprile ti porta solo belle notizie...
«Non mi ero resa conto di questa coincidenza. Ripensando a dove ero un anno fa, è incredibile ritrovarmi qui, oggi, a parlare del mio futuro in un campionato di così alto livello come quello tedesco. Prima dell’infortunio era il mio sogno. Ma dopo essermi fatta male - e con la prospettiva di dover saltare una stagione intera -, davanti a me vedevo solo una lunga riabilitazione. Andare a giocare all’estero, in quel momento, non era immaginabile. Ero concentrata solamente sul mio pieno recupero, con l’obiettivo di tornare in campo in tempo utile per aggregarmi alla Nazionale in estate».

Evidentemente hai ritrovato rapidamente le migliori sensazioni, altrimenti non si sarebbe fatto avanti un club forte come lo Stoccarda, reduce da tre titoli in Bundesliga e protagonista pure in Champions League. Come è nata questa opportunità?
«Durante l’estate scorsa, dopo essere rientrata dall’infortunio, mi sono resa conto di aver fatto subito dei passi importanti nella giusta direzione. Poi, verso ottobre-novembre, ho iniziato a chiedermi cosa volessi davvero dalla mia carriera pallavolistica. In settembre avevo cominciato gli studi in giurisprudenza a Neuchâtel, ma nella mia testa si stava facendo largo l’idea di giocare all’estero. In Svizzera, come libero titolare del Neuchâtel e della Nazionale, sentivo di aver raggiunto il massimo. Più di così, non potevo ottenere. Per quanto io ami il NUC, dove gioco dal 2021, non mi ci vedevo a restare per altri 10 anni. Volevo nuovi stimoli e sentivo di dover andare via, oltre confine. Sarebbe stato un peccato finire la carriera qui, senza sapere dove sarei potuta arrivare. Ho iniziato a parlarne con i miei genitori, che mi conoscono perfettamente e avrebbero anche potuto frenarmi. Invece ho ottenuto il loro incoraggiamento. Così, a dicembre, ho affrontato l’argomento con Lauren Bertolacci, la mia allenatrice al NUC e in Nazionale. Anche lei mi conosce molto bene, e inoltre ha tantissimi contatti a livello internazionale. Infatti, mi ha subito consigliato alcuni agenti. Al secondo tentativo, ne ho conosciuto uno, italiano, con il quale ho avuto un buon feeling sin dal primo approccio. Trovare un posto da straniera, nel ruolo di libero, non sarebbe stato evidente, ma lui si è informato molto, ha guardato i miei video, mi ha voluto conoscere. Ho firmato senza indugio con la sua agenzia e il giorno dopo avevo già una richiesta da parte di Konstantin Bitter, l’allenatore dello Stoccarda».

Immaginiamo l’emozione.
«Ero a casa, seduta sul divano con i miei genitori, mentalmente pronta a non ricevere offerte. E invece si è fatto subito avanti un club blasonato. Ero incredula. E anche un po’ scioccata. Ma ho subito capito di non potermi lasciare sfuggire questa occasione. Non ne sarebbe arrivata un’altra così».

Probabilmente questo allenatore ti conosceva già bene, visto il suo immediato interesse...
«Credo che Lauren Bertolacci ci abbia messo lo zampino, sapendo che lo Stoccarda era già abituato ad avere dei liberi stranieri. Inoltre, Bitter ha anche la nazionalità svizzera, quindi un po’ mi conosceva. In estate avevo giocato contro la Germania e in settembre - con il NUC - avevo preso parte a un torneo in cui c’era anche lo Stoccarda. Tutto questo mi ha dato un po’ di visibilità».

C’è solo eccitazione o la cosa ti spaventa anche un po’?
«Non vedo l’ora di andarci, ho voglia di nuovi stimoli. Ma non lo nego, questo grande salto mi fa anche un po’ paura. Un conto è essere considerata una giovane giocatrice locale, un altro è avere un ruolo da straniera. La pressione sarà maggiore, le aspettative anche. Ma sarà soprattutto una bella sfida. A Stoccarda, nel mio ruolo, ci sarà anche una giapponese molto forte e più esperta, con 10 anni in più di me. Questo un po’ mi tranquillizza. Allo stesso tempo, tornare a lottare per guadagnarmi il posto mi motiva. È proprio ciò di cui ho bisogno. Sarò costretta a tirare fuori il meglio di me».

Un anno fa Chiara Ammirati firmava in Francia, ora tu in Germania. Anche al Volley Lugano, dove entrambe avete debuttato in LNA, saranno orgogliosi dei vostri traguardi personali.
«Credo proprio di sì. Ho passato tanti anni a Lugano, dalle giovanili al massimo campionato. Ho iniziato a costruire la mia carriera lì e sono grata al club bianconero per avermi fatta crescere e per avermi aperto la strada per Neuchâtel. Ieri, dalla società ticinese, ho ricevuto alcuni messaggi che mi hanno fatto molto piacere».

Prima del trasloco a Stoccarda, da dove tra l’altro continuerai gli studi a distanza, ti restano ancora due finali da giocare con il NUC: sabato quella di Coppa Svizzera contro l’Aesch Pfeffingen e dal weekend successivo quella di playoff contro lo Sciaffusa. Sarà speciale, visto che a Neuchâtel si sta chiudendo un ciclo, con il tuo addio e quello di Bertolacci.
«Il desiderio di chiudere in bellezza è forte. Dopo l’ufficializzazione del mio passaggio allo Stoccarda, mi sono concessa una giornata di euforia, godendomi il momento di visibilità, soprattutto sui social. Ma sono focalizzata sul finale di stagione. Ci restano ancora alcune partite da giocare. Le più importanti dell’anno».

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