Calcio

Svizzera, prove di disgelo: «L’ambiente è positivo»

Domani a Copenaghen la Nazionale di Murat Yakin scenderà per la prima volta in campo nel 2024, a tre mesi dagli Europei - Il ct: «La Danimarca è un avversario ideale, ci aiuterà a restare concentrati»
La selezione rossocrociata è reduce da qualche giorno di ritiro in Spagna. © Keystone/Peter Klaunzer
Nicola Martinetti
22.03.2024 17:30

Finalmente, seppur non su tutto l’arco della settimana, il meteo spagnolo ha sorriso alla necessità primaria della Nazionale rossocrociata: godere di un po’ di serenità. Durante gli ultimi soggiorni nella penisola iberica non era stato il caso. «Sicuramente ci è andata meglio che se avessimo dovuto spendere l’intero ritiro in Danimarca», ha scherzato Murat Yakin con un giornalista danese. Sì, la distensione in casa elvetica, quantomeno apparente, è traspirata anche dagli scambi con la stampa.

Come un colpo di spugna

Del resto la manciata di giorni spesi a due passi dal litorale di La Manga, oltre a riavviare il motore della selezione rossocrociata dopo un inverno più gelido del solito, doveva servire proprio a questo: riportare tranquillità in seno a un gruppo che aveva chiuso l’autunno tra mille turbolenze. Figlie di prestazioni insufficienti, risultati deludenti e lotte intestine, riassunte in una sofferta e balbettata qualificazione agli Europei tedeschi. Ecco, di quelle settimane complicate - anzi, di quei mesi - pare già non esservi più traccia. Quasi come fossero stati cancellati con un colpo di spugna. Tornato a parlare davanti ai microfoni dopo un inverno avvolto nel silenzio, Murat Yakin non ha evitato di commentare l’argomento. Senza tuttavia sbottonarsi particolarmente. Anzi, la sua disamina, a mesi di distanza, è parsa persino morbida. «Abbiamo avuto abbastanza tempo per analizzare nel dettaglio quanto accaduto. E, di riflesso, apprendere delle preziose lezioni. Tuttavia sottolineo che in fondo, a livello di gioco, ho visto anche diversi aspetti positivi. Ad essere deludenti erano stati più che altro i risultati».

Un assist paradossale

Insomma, con l’auspicio di aver archiviato la fase più critica, in casa rossocrociata si prova a guardare avanti con fiducia. Tanta. Forse troppa. Il campo, giudice imparziale e impietoso, fornirà presto - è questione di qualche ora - un verdetto più concreto di quanto si possa affermare a parole. Nel frattempo ad ogni buon conto, il bilancio del ct in merito ai primi giorni di ritiro è positivo. «Sono ottimista - ha proseguito il 49.enne basilese -. Siamo riusciti ad allenarci bene, lavorando su tutte le fasi di gioco, calci piazzati compresi. La qualità delle sedute è stata alta, così come l’intensità. E - cosa più importante - l’umore della squadra è positivo. L’ambiente è buono». Le sensazioni della vigilia, suggerivamo, andranno tuttavia confermate in partita. E lì nelle ultime uscite Granit Xhaka e compagni avevano più volte fallito. Stando al confermato timoniere del gruppo rossocrociato però, gli avversari previsti in questo 2024 dovrebbero paradossalmente fornire un assist alla sua squadra. «Sfidare compagini maggiormente attrezzate e competitive, come ad esempio la Danimarca, è sicuramente un bene - ha rilevato Yakin -. Ci aiuterà, perché ci permetterà di rimanere più concentrati e attenti, soprattutto in fase difensiva. Nelle qualificazioni abbiamo spesso affrontato selezioni che badavano più che altro a coprirsi, ma tendenzialmente è più semplice rimanere nel vivo del confronto se si è spinti a proteggere la propria porta».

Flessibili e compatti

Spazio allora al primo, significativo test contro la Danimarca, in programma domani (ore 20.45) a Copenaghen. Una cartina di tornasole importante sia per comprendere a che punto si trovano gruppo e ct dopo quanto avvenuto nel recente passato, sia per iniziare a immaginare i contorni del futuro più prossimo. Rassegna continentale tedesca, va da sé, ovviamente compresa. In merito al primo «undici» dell’anno, «Muri» non ha voluto sbottonarsi. Sottolineando invece la grande duttilità degli uomini da lui selezionati. «Sono tutti abituati a spaziare fra più variabili nei rispettivi club, questo significa che il nostro sistema non è scolpito nella pietra. Anzi, direi che è flessibile e adattabile a seconda dell’avversario e del tipo di partita che si vuole impostare. Intendo osservare bene anche l’ultimo allenamento prima di prendere delle decisioni definitive in merito a chi schiererò dal primo minuto. Ad ogni buon conto l’intero gruppo ha lavorato molto bene da quando ci siamo riuniti, compresi i neofiti. E per me personalmente, è stato molto semplice - nonché piacevole - tornare ad allenare al fianco di Giorgio Contini, il mio nuovo assistente. È come se i dieci anni trascorsi dall’ultima volta che abbiamo collaborato non ci fossero mai stati». L’ambiente rossocrociato si augura che le amichevoli contro i danesi e l’Irlanda possano sortire lo stesso effetto sugli ultimi nove mesi della Nazionale.